Renzi show alla direzione PD: tutto finisce a tarallucci e vino.

Matteo Renzi
Matteo Renzi

La direzione PD ha sancito all’unanimità che Renzi ha ragione e che la riforma costituzionale del Senato andrà avanti senza ulteriori emendamenti e modifiche. C’è da dire che la minoranza PD non ha votato anche se, come ampiamente previsto, non ci sarà rivoluzione e scissione all’interno del partito, solo una forma di facciata per poi giustificare una eventuale apertura del premier, la poltrona vale più di tutto.

In effetti una piccola apertura ci sarebbe, infatti Renzi avrebbe proposto il modello Tatarella, la legge del 1995 che regolamentava l’elezione del Presidente della Regione: il capolista, il candidato alla testa della lista più votata dai cittadini, diventava Presidente dopo un voto del Consiglio Regionale che ufficialmente lo nominava. L’attuale testo della riforma che prevede che i futuri senatori siano eletti dai Consigli Regionali potrebbe essere conciliabile, almeno in teoria, con la richiesta della minoranza Pd di far passare l’elezione da una scelta diretta dei cittadini, poi magari ratificata dal Consiglio Regionale.

Ma questo è un passo “sottobosco”, una cosa che si deciderà magari all’ultimo minuto, l’obiettivo primario di Renzi è concludere entro il 15 ottobre la lettura in Senato del ddl Boschi, una riforma costituzionale  a cui il Premier tiene molto. Ma c’è da dire che gli ostacoli per Renzi sul ddl Boschi non sono solo all’interno del partito, anche il Presidente del Senato Pietro Grasso che ha paventato l’apertura a modifiche al famigerato articolo 2, l’elezione diretta dei futuri Senatori, una norma negata dalla doppia conforme, negata, cioè, già due volte (sia al Senato, sia alla Camera). E qui Renzi ha “minacciato” Grasso di riunire Camera e Senato per discutere “un fatto del tutto inedito”, correggendo poi il tiro dicendo che il premier non ha il potere di riunire il Parlamento e che lui si riferiva a volere riunire i deputati PD di Camera e Senato.

Lo show di Renzi alla direzione PD è durato oltre un’ora con un discorso che ha rivendicato i meriti suoi e del suo governo che stanno rimettendo l’Italia in corsa, che stanno finalmente attuando le riforme di cui ha assoluto bisogno il Paese. Poi, tornando indietro a quel febbraio 2013, quando il Pd non vinse le elezioni: “Questa legislatura è nata male, senza che si sia formato un governo. È nata con una non vittoria. Non è riuscita a fare né un governo né un Presidente della Repubblica. La svolta è arrivata quando abbiamo deciso di fare le riforme”.

Il suo discorso è iniziato dalla “buona scuola”, suo “fiore all’occhiello” andata in porto grazie alla sua caparbietà ed alla caparbietà della maggioranza PD, passando poi a vari altri argomenti. Migranti: frecciata a Matteo Salvini, leader della Lega Nord, ricordando:  “il 10 settembre non era al parlamento europeo ma ad Agorà Estate a dire che è pronto ad accogliere un profugo a casa sua. Prima però diceva prendetelo voi il profugo”. E la stessa frecciata indirizzata a certi politici, capi di stato e di governo, da Farange a Orban. Altra frecciata per i dissidenti citando le elezioni in Grecia: “Le scissioni funzionano magari come minaccia, non tanto al momento elettorale. Chi di scissione ferisce, di elezione perisce e, per usare un tecnicismo, anche ‘sto Varoufakis ce lo siamo tolto”. Come dire, attenti che perdete la poltrona. Poi le tasse: “Noi non stiamo proponendo l’abolizione dell’Imu e della Tasi prima casa per motivi elettorali, noi non buttiamo giù le tasse perché almeno poi vinciamo le elezioni, perché non funziona così, ma per restituire solidità a un comparto che ha sofferto maggiormente”. Poi la conclusione con il suo programma: “Entro gennaio ragionevolmente la Camera farà la quarta e mi auguro conclusiva lettura del ddl Boschi, poi quinta e sesta e nell’autunno del 2016 il referendum che ci dirà se gli italiani sono con noi o se abbiamo sbagliato tutto”.

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