Amazzonia: il Brasile cerca di vendere il polmone del mondo

Amazzonia in vendita
Amazzonia in vendita

Amazzonia in pericolo: il Brasile vuole vendere il territorio ai trivellatori dei Paesi stranieri lottizzando il polmone del mondo. A caccia di soldi per rimpinguare le casse desolatamente vuote, la Presidente del Brasile Dilma Rousseff conta di incassare dalla lottizzazione qualche miliardo di dollari per poi, dice lei, investirli nelle infrastrutture, nella sanità e nell’istruzione. Il popolo brasiliano ovviamente la pensa in modo diverso e si dichiara contrario alla vendita dell’ Amazzonia alle industri del fracking ingolosite dalle enormi ricchezze del sottosuolo brasiliano. Già in passato molte multinazionali straniere avevano avuto la concessione per disboscare l’ Amazzonia con conseguenze letali per il mondo, non solo per il Brasile, e con bestiali oppressione dei locali indigeni e vere e proprie mattanze. Eliminate gran parte di queste multinazionali l’ Amazzonia aveva ripreso a respirare, ma adesso il nuovo ben più temibile pericolo del fracking.

Come riportato da “ilfattoquotidiano”, in 16 Stati del Brasile sarebbero stati designati 266 lotti per la concessione di shale gas, la maggior parte sul territorio amazzonico dove attualmente vivono molte tribù indigene. Sarebbero 37 le multinazionali provenienti da 17 Paesi interessate ad acquistare le concessioni, alcune delle quali molto conosciute: Bp, Shell, ExxonMobil Rosneft, Petrobras, Statoil, Premier Oil, Gdf Suez, Total, Anadarko. Fra le località più delicate: la Valle del Juruà, il parco Serra do Divisor e la Valle del Javari, tra Bolivia, Peru e Brasile, dove vivono diverse tribù indigene di cui, si stima, circa settantasette gruppi che non hanno mai avuto contatto con il mondo esterno. Ma non è solo Amazzonia, alcune concessioni sono state designate in zone di vari acquiferi sotterranei, aree di produzione agricola e zone di mare note per le migrazioni e la sosta di balene. Il fracking, per queste zone quasi incontaminate e dove esiste ancora un equilibrio dell’ecosistema, significherebbe contaminare l’acqua e le risorse basilari con sostanze inquinanti, disboscare e distruggere il patrimonio di ossigeno che la Foresta Amazzonica offre al mondo, e quindi provocare danni all’ecosistema e decimare la popolazione indigena.

Un folto gruppo di biologi, geologi, ambientalisti, scienziati e attivisti comuni hanno costituito la Coalizão Não Fracking Brasil (Coesus) ed hanno attivato una campagna di protesta e sensibilizzazione coinvolgendo la popolazione e gli stessi indigeni. Coinvolte varie tribù come i lontanissimi Nawa, Nukini e Puyanawa che già hanno avuto modo di conoscere la cosiddetta civiltà. Intanto i movimenti di protesta crescono. I Puyanawa e i Nukini hanno già avuto esperienza con l’uomo bianco: verso la fine del 1800 erano arrivati i tagliatori di alberi da gomma che distrussero il loro habitat, portarono con loro malattie e trasformarono gli indigeni in schiavi da sfruttare per il duro lavoro nelle piantagioni. Il 9 ottobre 2015 si è tenuta la prima asta per le concessioni e solo 37 dei 266 lotti in vendita sono stati assegnati e tutti a piccole compagnie, le grandi compagnie si sono defilate. Colpa degli attivisti, presenti in gran numero all’asta, o delle conferenze e manifestazioni di protesta, o giustizia sociale, non si sa, ma il risultato è quello che conta, l’ 86% delle concessioni è rimasto invenduto.

Il Brasile possiede la maggior parte dell’ Amazzonia, circa 5,217 milioni di km2, 1/3 delle foreste del mondo, con aria pulita e acqua dolce in abbondanza. L’ Amazzonia si estende per 9 stati, la sua area è più grande della metà dell’intero continente europeo, ci vivono circa 25 milioni di persone, fa frontiera per 11 mila km con Bolivia, Colombia, Ecuador, Guiana, Perù, Suriname e Venezuela. Vi scorre il Rio delle Amazzoni: è il corso d’acqua più lungo del mondo con 6 937 km, nonché il maggiore per portata idrica, numero di affluenti e bacino idrografico, si calcola che contenga 1/5 di tutta l’acqua dolce del mondo. Ma è anche ricchissima di risorse minerarie con oro, stagno, uranio, diamanti, petrolio e gas naturali ed altro ancora.

 

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