Pensioni tagliate, stipendi e pensioni parlamentari no

Parlamento italiano
Parlamento italiano

Con la nuova “Legge di Stabilità” il governo Renzi ha deciso di “rinnovare” lo scippo sulle pensioni, ha deciso infatti di estendere fino al 31/12/2018 il blocco della perequazione in scadenza 31/12/2016. Chissà perché ma sembra che l’unica o quasi fonte dove acquisire risorse economiche per il governo Renzi sia la pensione degli italiani, non importa il loro importo.

La decisione di Renzi di bloccare ancora la perequazione delle pensioni, cioè l’adeguamento al costo della vita, sa tanto di tassa nascosta, lui che ha tanto predicato che abbasserà le tasse. Prendiamo ad esempio le pensioni di importo al di sopra dei 2 mila euro lordi mensili, è a tutti gli effetti una tassa in quanto la perdita di potere di acquisto reale delle pensioni di questa fascia è perenne, verrà pagata per tutta la vita, e per alcuni ha già significato una perdita del 15-20%. Ma l’aspetto tassa è confermato quando Renzi ha dichiarato che il ricavato dal blocco perequazione servirà per finanziare l’ opzione donna e l’innalzamento della no tax area per i pensionati, anche se quest’ultima partirà solo nel 2017 e impegnerà modeste risorse, circa 58 euro all’anno.

Qualcuno si chiederà, ma come, la Corte Costituzionale non ha condannato questa pratica come anticostituzionale e condannato il governo a restituire il maltolto per il 2012 e 2013? Certo, la sentenza c’è stata, ma il governo ha beffato sia la Consulta sia i pensionati restituendo solo una piccola percentuale di quanto dovuto con l’elemosina del cosiddetto bonus Poletti lasciando fuori tra l’altro una buona parte delle pensioni cui era stata scippata la perequazione. Contro tale soluzione ci sono attualmente valanghe di ricorsi, anche a livello di Corte Europea, dei molti pensionati beffati e ovviamente molti altri si aggiungeranno, in quanto si sta reiterando un provvedimento che la Consulta ha censurato anche e soprattutto per la sua continuazione nel tempo.

Gli italiani intanto, contrariamente a quanto sbandiera ai 4 venti il nostro premier, sono sempre più poveri. I pensionati sociali, tra i più poveri ed abbandonati, percepiscono poco più di 400 euro mensili, oltre 6,6 milioni di pensionati hanno redditi inferiori ai mille euro al mese, corrispondente al 42,5% del totale La percentuale di persone povere è passata negli ultimi 6 anni dal 18% al 25% della popolazione (da 11 a 15 milioni) e la fascia di età più penalizzata è stata quella tra i 50 e i 59 anni. Ed intanto i nostri parlamentari fanno finta di litigare tra di loro su questa legge o quel provvedimento ma poi si mettono sempre d’accordo (ai danni del Popolo che dovrebbero rappresentare) per non perdere privilegi di casta e ricchi stipendi e rimborsi. I parlamentari italiani sono i più pagati in Europa con uno stipendio lordo mensile corrispondente al 60% in più rispetto alle media Ue. Di seguito diamo uno stralcio di quanto i Parlamentari italiani percepiscono mensilmente.

Senatori

  • Indennità parlamentare lorda € 10.385;
  • Diaria e spese di soggiorno € 3.500;
  • Rimborso forfettario € 1.650;
  • Spese esercizio mandato € 2.090 forfettarie (+€ 2.090 a rendiconto quadrimestrale)
  • Totale mensile circa € 17.625.

Deputati

  • Indennità parlamentare lorda € 10.435;
  • Diaria e spese di soggiorno € 3.500;
  • Rimborso forfettario € 1.845 forfettario (+€ 1.845 a rendiconto);
  • Spese di trasporto e viaggi € 3.323 trimestrale (€ 1.108 mensili) se la percorrenza è fino a 100 km, € 3.995 (€ 1.332 mensili) per percorrenza superiore;
  • Spese telefoniche € 3.098 annue (€ 258 mensili).
  • Totale mensile circa € 17.146.

Per tutti i Parlamentari

  • Assegno fine mandato: il Parlamentare riceve dal Fondo di solidarietà l’assegno di fine mandato, che è pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità, moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo o frazioni non inferiori ai 6 mesi. Per fare un esempio, in termini economici: indennità € 10.385 x 5 anni x 80 / 100 = € 41.540 lordi.
  • Pensione:  il trattamento previdenziale dei parlamentari è basato sul sistema di calcolo contributivo. Il diritto al trattamento pensionistico si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo: l’ex parlamentare ha infatti diritto a ricevere la pensione a condizione di avere svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni e di aver compiuto 65 anni di età. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni.
  • Facilitazioni:  usufruiscono gratuitamente di trasferimenti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi e circolazione sulla rete autostradale.

Allora, perché attingere risorse solo da tasse e pseudo tasse prelevandole dalle esangui tasche degli italiani? Piacerebbe tanto agli italiani che queste risorse fossero finanziate da riduzione di spese inefficienti, dalla lotta all’ evasione fiscale ed alla corruzione, nonché dai ricchi stipendi e dalle ricche pensioni dei parlamentari ed ex-parlamentari. Utopia?

 

Share
Precedente La Terra è ad alto rischio impatto catastrofico dice uno studio Successivo La cometa Lovejoy rilascia grandi quantità di alcol nello spazio