La Nasa avrebbe nascosto esistenza di edifici sulla Luna

Se ne è sempre parlato e si è sempre sospettato della esistenza di edifici sulla Luna, di antiche costruzioni e piramidi che starebbero a testimoniare di una antica presenza aliena sul nostro satellite naturale, adesso ci sono le prime ammissioni.

Luna

Ex-funzionari Nasa hanno fatto trapelare notizie secondo le quali esisterebbero le prove della esistenza di edifici sulla Luna, prove documentate da foto  e materiale audio raccolto durante le missioni Apollo che l’ente spaziale americano ha deliberatamente occultato alla stampa internazionale. Le missioni Apollo sono state organizzate con lo scopo di esplorare la Luna ed in particolare le costruzioni che le sonde automatiche avevano fotografato in precedenza. Apollo 11 il 20 luglio 1969 portò il primo uomo sulla Luna, Neil Armstrong, il quale, sembra, alla vista di queste antiche costruzioni aliene ebbe un moto di commozione che portò a 160 le sue pulsazioni, giustificate dalla Nasa come dovute ad uno sforzo nel raccogliere materiale. Al ritorno della missione Apollo 11 alcuni alti funzionari responsabili per le missioni lunari, avevano fatto trapelare la notizia di una scoperta colossale, scoperta manco a dirlo celata dalla Nasa.

Richard Hoagland, ex consulente scientifico dell’ Apollo 11, ha detto “I nostri astronauti hanno trovato rovine di città lunari, piramidi trasparenti, cupole e Dio sa che cos’altro. Gli astronauti hanno raccolto anche alcuni prodotti artificiali le cui tecnologie sono state utilizzate dagli Stati Uniti, Russia, Cina, India e Giappone. Gli americani hanno portato sulla Terra un segreto sorprendente, una scoperta incredibile durante la permanenza degli stessi sulla Luna, e tenuto questo segreto custodito per molti anni”. L’ex capo delle telecomunicazioni dell’ Apollo 11, l’ingegnere americano Alan Davis, ha commentato il ritrovamento di presunti materiali alieni cui fa riferimento Hoagland “La NASA ha trovato queste rovine, che sono state analizzate”. Il 20 luglio 1969 l’ingegnere Alan Davis era coordinatore e responsabile NASA della base dislocata sulle isole di Antigua e si occupava di trasmettere il segnale dall’Apollo 11 alla base di Houston, Stati Uniti. L’esistenza di un ritardo di 10 secondi di un relè, permetteva a Davis di tagliare il segnale qualora  fosse necessario, quindi poco prima che tutto fosse trasmesso sullo schermo TV davanti a milioni di persone in tutto il mondo. Così facendo la NASA ha censurato le immagini compromettenti, edifici in rovina e ufo che apparivano, cupole di cristallo ed altre strutture, che provenivano dalla missione Apollo 11 celandole agli occhi degli spettatori. Davis, riferendosi agli edifici sulla Luna, conclude dicendo “Potrebbe trattarsi di una civiltà che ha vissuto sulla Luna. C’erano rovine che non si possono confondere con la normale disposizione di una roccia sopra l’altra e c’erano diversi tipi di entrate che si possono accomunare ad una sorta di porta o di finestra”.

Un altro autorevole testimone è Ken Johnston, ex direttore della Sezione di Conservazione del foto Laboratory della NASA, il quale ha scosso la comunità scientifica quando ha dichiarato che molte immagini della missione Apollo erano state alterate prima della pubblicazione, e che molte altre sono state distrutte volutamente. Secondo Johnston, in molte foto trafugate si può chiaramente distinguere dei monoliti e altri edifici sulla Luna che sono state maldestramente “ripulite” al fine di non presentare anomalie. Dopo oltre 40 anni di insabbiamento queste preziose informazioni finalmente vengono rivelate da personaggi chiave dell’epoca e coinvolti direttamente nelle missioni Apollo, come Davis e Johnston, confermando i sospetti sull’operato della Nasa nell’occultare le scoperte fatte nello spazio, dalla Luna a Marte, dagli extraterrestri agli asteroidi in rotta di collisione.

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