La maledizione di Tutankhamon

Dopo la scoperta della tomba del mitico faraone egizio Tutankhamon, 1922, una serie di avvenimenti nefasti alimentò una leggenda, la maledizione del faraone.

Tomba di Tutankhamon
Tomba di Tutankhamon

Una leggenda è un racconto di avvenimenti straordinari riguardanti cose, persone, posti o eventi che si ritengono storicamente veri o verosimili. Ogni popolo, ogni cultura, ha le sue leggende, piccoli frammenti di storia dai contorni magici e la cultura egizia ne è l’emblematico esempio. Attorno alla scoperta della tomba del faraone Tutankhamon c’è una leggenda che vuole colpiti da una maledizione mortale i “profanatori” della sua tomba, di chi ha disturbato il sonno eterno del sovrano, la “maledizione di Tutankhamon”. Ancora oggi se ne parla e molti ci credono ancora, ma c’è qualcosa di vero? Come e quando è sorta questa leggenda? Che cosa l’ha alimentata così a lungo? Tutto ebbe inizio quando l’archeologo Haward Carter scoprì la tomba nella Valle dei Re.

La tomba KV62 nella Valle dei Re in Egitto è il luogo di sepoltura del giovanissimo faraone della XVIII dinastia, salito al trono a soli 9 anni e morto all’età di 18, Tutankhamon, sovrano dell’antico Egitto dal 1336 a.C. al 1327 a.C.. L’importanza della scoperta, la più famosa della storia dell’egittologia e una delle più rilevanti dell’archeologia mondiale, risiede nel fatto che si tratta di una delle poche sepolture dell’antico Egitto pervenutaci quasi intatta, l’unica di un sovrano, e conseguentemente, tra quelle note, la più ricca. La scoperta della tomba di Tutankhamon è stata fatta dall’archeologo inglese Howard Carter il 4 novembre 1922, grazie alle sovvenzioni del magnate americano Lord Carnarvon. L’apertura ufficiale della tomba avvenne il 29 novembre 1922 e in una conferenza stampa del 30 novembre 1922 Carter lo annunciò al mondo. Il 16 febbraio 1923 venne aperta la camera funeraria.

Torniamo alla maledizione. Innanzitutto bisogna ricordare che nel Mondo Antico si faceva ampio uso di formule magiche e di formule di maledizioni per colpire o uccidere il nemico (cosa che ancora oggi trova proseliti) sfruttando l’ignoranza e la superstizione del popolo. Una delle forme più comuni di maledizione presso l’antico popolo egizio, era quello di scrivere una formula magica su un vaso o un coccio, facendola seguire dal nome del malcapitato: una formula con cui, naturalmente, si augurava ogni sorta di sciagura. Nel corso di una cerimonia si mandava in frantumi il vaso, accompagnando l’atto con le Parole Magiche: le Hekau (grandi magie). Una di queste tavolette maldicenti fu trovata da un assistente di Carter nella tomba del faraon. Fu dapprima catalogata come tutti gli altri reperti, ma in seguito, ripulita del terriccio, venne decifrata. I geroglifici recitavano così: “la morte colga con le sue ali chiunque disturberà il sonno del Faraone”.

Fra il personale del luogo addetto agli scavi si diffuse un’immediata inquietudine. Consapevoli delle paure ancestrali degli uomini del posto (manovali, sterratori, portatori) in primo momento si cercò di tenere segreta la notizia di quel ritrovamento e si fece perfino scomparire il reperto. Ancora oggi non si sa dove sia né se sia davvero esistito. Si trattava, però, di una notizia davvero impossibile da nascondere e non passò molto tempo prima che arrivasse a gente di pochi scrupoli e con conoscenze archeologiche e scientifiche praticamente nulle, avventurieri, truffatori e esoterici, che avvalorarono l’esistenza di una “maledizione”. Come a confermare quanto si vociferava, una seconda iscrizione maldicente comparve all’interno della camera principale del sepolcro: “Io respingo i ladri di tombe e proteggo questa Hutka (sepolcro)”. La notizia fece il giro del mondo e la leggenda della “maledizione di Tutankhamon” ebbe inizio. Una affascinante storia di fantasmi e mistero fu costruita su avvenimenti nefasti: 13 delle 22 persone che componevano la spedizione Carter, persero la vita, si disse in circostanze misteriose. Si disse e si ripeté per anni in tutto il mondo, alimentando una superstizione che aveva il fascino del più profondo mistero. Si alimentò ad arte un’inquietudine ed una paura sempre crescente: “Chiunque entri in contatto con la tomba del faraone Tutankhamon  resta vittima della sua maledizione”. Quel che si ometteva di dire, però, era il fatto che tutte quelle morti erano spiegabili, perché provocate da fattori naturali (cattiva igiene, malaria, morsi di serpenti) e che la maggior parte erano avvenute in tempi molto successivi e per cause tutt’altro che misteriose. La leggenda della “maledizione di Tutankhamon” era estremamente affascinante e quel fascino catturava molti, forse troppi. Catturò letteratura e cinema. Soprattutto il cinema, che realizzò un film dal titolo suggestivo: “La Mummia”, che fece da battistrada ad un filone di genere nuovo e accattivante: il “fantasy”. Ci si chiede com’è nata, in tempi moderni, quella leggenda. Nacque dall’incredibile interesse mondiale sorto intorno a quella tomba, la più ricca mai scoperta prima, e fu alimentata da una stampa irresponsabile e da fantasiosi narratori, i quali cavalcarono l’emotività, l’ignoranza e quell’inconscio desiderio di favole che è in fondo allo spirito di ognuno di noi.

Ma perché nacque la “maledizione dei Faraoni”? Si conosce la profonda religiosità dell’antico popolo egizio, religiosità permeata di magia e superstizione, prodigi e misteri, ma una elite di persone, però, si staccava dalla moltitudine per il loro sapere (Scienza, Astronomia, Matematica, Medicina, Architettura) e cresceva il divario con un popolo lasciato nell’ignoranza, come in tutte le culture, naturalmente, non esclusa la nostra. Il problema degli antichi sacerdoti egizi era proteggere le tombe da profanatori e saccheggiatori, in azione fin dai tempi più remoti. Nonostante lo sforzo costante ideando congegni, trabocchetti, trappole, hanno constatato che nulla di tutto ciò avrebbe tenuto lontano ladri audaci e con nulla da perdere. L’unica forza capace di fermarli poteva essere una sola: la paura. La paura alimentata ad arte dalla superstizione, la paura dell’inspiegabile e dell’ignoto, la paura di una “maledizione”. Ma bisognava rendere credibili ed efficaci le minacce di una “maledizione”. Ma come? Gli antichi Sacerdoti egizi conoscevano gli effetti  di sostanze radioattive come il radio o l’uranio; conoscevano le proprietà allucinogene o letali di certe piante e sostanze come oppio, aconito, cicuta, arsenico; possedevano conoscenze scientifiche e tecniche totalmente ignote al popolo e che custodivano assai gelosamente. Nessun congegno, per quanto pericoloso, poteva essere efficace quanto un’allucinazione o una morte inspiegabile. Tutto questo ideato per proteggere le loro tombe. Se ancora oggi esistono persone ingenue che credono nelle maledizioni e si affidano a santoni, veggenti e chiromanti (lo attesta la numerosa clientela di questi furboni), come stupirsi che in un passato così remoto ne fosse vittima gente ignorante e superstiziosa? Voi credete alle maledizioni? Credete sia reale la maledizione di Tutankhamon?

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