Scoperta una barriera corallina alle foci del Rio delle Amazzoni

Sotto le acque fangose alla foce del Rio delle Amazzoni in Brasile è stata scoperta una nuova barriera corallina lunga oltre 965 km sconosciuta fino ad oggi.

Barriera corallina
Barriera corallina

Scienziati provenienti dagli Stati Uniti e dal Brasile sono stati presi alla sprovvista quando hanno scoperto una barriera corallina precedentemente sconosciuta sotto le acque fangose ​​alla foce del Rio delle Amazzoni. La barriera corallina è apparsa in buona salute ed è stata una scoperta del tutto inaspettata in quanto una sua presenza alle foci dei fiumi è inusuale a causa delle condizioni sfavorevoli per la crescita. Tuttavia, il Rio delle Amazzoni si è dimostrato un’anomalia e la sua barriera corallina sembra essere fiorente. Purtroppo, anche se è stata appena scoperta, la massiccia barriera è già in pericolo perché le società di estrazioni petrolifere hanno già iniziato ad esplorare la sua parte superiore.

La CNN riporta che una massiccia barriera corallina è stata trovata alla foce del Rio delle Amazzoni ed è stata una sorpresa inaspettata per gli scienziati che studiano la zona. I ricercatori che hanno scoperto l’apparentemente sana barriera corallina fanno notare che le barriere nei pressi della foce di un fiume sono rare perchè vicino alla foce del fiume le condizioni sono in genere sfavorevoli per la crescita. Il Rio delle Amazzoni, in particolare, non era un candidato probabile per una barriera corallina in quanto queste prosperano in acque tipicamente calde e cristalline con tanta luce solare. In contrasto con le acque tipiche della barriera, il Rio delle Amazzoni contiene l’acqua più fangosa nel mondo, il che lo rende un candidato improbabile per una fiorente barriera a causa della limitata penetrazione della luce solare. Nonostante le condizioni sfavorevoli per la crescita dei coralli della barriera nei pressi della foce del Rio delle Amazzoni, i ricercatori hanno trovato una barriera lunga 965 km, che si estende su 5800 km quadrati, che non solo era intatta, ma anche fiorente.

“Ero sbalordito, come il resto dei 30 oceanografi. Tradizionalmente, la nostra conoscenza delle barriere si è concentrata su barriere coralline tropicali poco profonde che ospitano la biodiversità che rivaleggia con le foreste pluviali tropicali”. I ricercatori hanno deciso di testare l’area nei pressi della foce del Rio delle Amazzoni dopo che Patricia Yager, professore associato presso l’Università della Georgia, ha letto un articolo scientifico del 1970 che raccontava come uno scienziato aveva catturato pesci di barriera lungo la piattaforma continentale. Yager ha osservato che se lo scienziato è riuscito a catturare pesci di barriera nella zona, era indicativo che una barriera corallina doveva esistere da qualche parte nelle vicinanze. Tuttavia, nessuna barriera era stata individuata nella zona. Pertanto, Yager e un gruppo di scienziati hanno cercato di scoprire cosa si nascondeva in quelle acque fangose. La squadra ha iniziato la raccolta di campioni nei pressi della foce del Rio delle Amazzoni ed hanno rapidamente scoperto che c’era qualcosa di insolito sulla zona. Il gruppo stava tirando su alcuni dei “più incredibili e colorati animali” che Yager avesse mai visto. Tutti erano apparentemente pesci di barriera il che indicava che doveva esserci una barriera corallina probabilmente nascosta sotto le acque fangose. “Abbiamo preso gli animali più incredibili e colorati che avessi mai visto in una spedizione”.

Alla fine i ricercatori sono stati in grado di recuperare alcuni campioni della colorata barriera ed hanno determinato che si presentava completamente sana, nonostante le acque fangose in cui si trovava. Inoltre, il gruppo ha rilevato che la barriera corallina cambia drasticamente da sud a nord. A sud vi era una struttura vivace con numerose creature marine, perchè le acque erano meno fangose e penetrava più luce dalla superficie. Spostandosi verso nord la barriera aveva quasi esclusivamente creature che possono prosperare in condizioni di scarsa illuminazione, per lo più spugne. Con la scoperta della nuova barriera corallina, molti sono ora preoccupati per la ricerca di idrocarburi che è già in atto oltre la barriera. Yager osserva che la ricerca petrolifera rappresenta un rischio significativo per la barriera appena scoperta e che l’intero sistema è a rischio da “impatto umano”. “Dall’acidificazione degli oceani e il riscaldamento dell’oceano ai piani per l’esplorazione petrolifera in mare aperto proprio sulla cima di queste nuove scoperte, l’intero sistema è a rischio di impatto umano”.

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