Due milioni di case a rischio crollo, record in Sicilia e Calabria

Siamo al sicuro nelle nostre case? Non proprio, oltre due milioni di case in Italia sono a serio rischio crollo secondo una indagine sugli edifici italiani. Dopo il tragico crollo della palazzina a Torre Annunziata (NA) che è costato la vita di 8 persone, ci si chiede qual è la situazione degli edifici in Italia. Secondo una indagine condotta da autorevoli quotidiani, non siamo al sicuro nelle nostre case, oltre due milioni di case in Italia sono a rischio crollo in quanto si tratta per la maggior parte di edifici vecchi, ristrutturati male o non ristrutturati, collaudati senza verifiche, costruiti con materiali scadenti. Anche i cosiddetti edifici moderni non sono del tutto sicuri in quanto in Italia c’è la brutta abitudine di considerare manutenzione e norme di sicurezza soltanto fastidiosi doveri burocratici.

Crollo Torre Annunziata

Iniziando dalla capitale, a Roma 8 case su 10 sono a rischio crollo. Il fatto è che l’80% degli edifici a Roma supera gli 80 anni di età e questo li rende fragili e a rischio in caso di terremoti o movimenti franosi dovuti al continuo dissesto idrogeologico. Secondo il Tempo, manca un piano di intervento e gli allarmi lanciati dai tecnici negli anni sono ad oggi ignorati. L’ultimo risale al 2014 ed è stato redatto dal servizio geologico Ispra e dall’Ordine dei geologi del Lazio. Il dossier parlava di 350 zone interessate da movimenti franosi. Colline che si frantumano, vecchie cave che sprofondano, fino alle mura della Roma antica che non reggono più i pesi che un tempo riuscivano a sopportare. Pioggia, insieme a incuria e mancanza di prevenzione sono i fattori in grado di attivare fenomeni franosi e la Città Eterna rischia di andare in mille pezzi. Ma non è solo Roma messa male, lo è la quasi totalità dell’Italia con qualche punta di virtuosismo e tanta scelleratezza. Secondo Istat il 16,8% degli edifici residenziali, oltre due milioni, sono in mediocre o cattivo stato di conservazione e quindi a rischio crollo, la situazione peggiora se si considerano gli edifici costruiti prima del 1981, in questo caso siamo al 21,1%.

In questa classifica del dissesto il Sud la fa da padrone per i soliti motivi di indolenza, incuria e malaffare. Secondo Repubblica, la Campania, dove c’è stato il crollo che ha causato 8 vittime a Torre Annunziata, è tra le regioni con la situazione più critica con il 21,8% delle case a rischio. Peggiore ancora la situazione in Sicilia con il 26,5% delle case a rischio, in Calabria con il 26,2% e in Basilicata con il 22,3%. Situazioni altrettanto critiche in Molise con il 21,5%, in Sardegna con il 17%, in Puglia con il 16,7% e in Abruzzo con il 16,6%. Al Centro ed al Nord Italia la situazione è leggermente migliore, ma ugualmente allarmante. Le regioni che stanno “meglio” sono l’Umbria e il Trentino Alto Adige con il 10,7% a rischio, grazie a moderni piani di edilizia che hanno puntato sul rinnovamento e sul rispetto per l’ambiente, oltre che su controlli puntuali e scrupolosi. In questa particolare classifica degli edifici a rischio crollo troviamo la Toscana con l’11,5%, l’Emilia Romagna con il 12,2%, il Friuli-Venezia Giulia con il 12,5%, il Veneto con il 12,6%, la Lombardia con il 12,8%, le Marche con il 14%, la Valle d’Aosta con il 15,4%, il Lazio con il 15,9%,  il Piemonte e la Liguria con il 16,3%. Il record negativo delle provincie spetta a 3 province calabresi: Vibo Valentia con il 31,4% degli edifici a rischio, Reggio Calabria con il 31,3% e Catanzaro con il 25,8. Le province che stanno meglio sono: Prato con l’8,2%, Bolzano e Siena con l’8,5%.

Questi sono dati allarmanti, anche se approssimativi, ma che fotografano una situazione sempre più pericolosa per la gente in quanto coinvolgono oltre 31 milioni di abitazioni. Ricostruire il problema nella sua interezza è molto difficile perché di molte abitazioni la documentazione, che dovrebbe ricostruirne la storia con tutti gli interventi fatti, è spesso lacunosa o totalmente mancante. Spesso anche certificati fondamentali quali il collaudo non sono reali, sono stati all’epoca “aggiustati” e perciò anche i materiali per le costruzioni non corrispondono a quelli dichiarati. Il rischio crollo è dovuto al 50% ad eventi naturali disastrosi, ma al 50% è dovuto al fattore umano, al modo in cui si costruiscono, si manutengono e si controllano gli edifici residenziali. Se consideriamo che il 75% delle abitazioni italiane sono state costruite prima del 1981 ci si rende conto che la situazione è ancora peggiore di quanto dicono i dati. Se a tutto questo aggiungiamo il catastrofico dissesto idrogeologico del Bel Paese, il rischio terremoti e la perdurante indolenza ed immobilismo dei governanti, la situazione diventa addirittura preoccupante, il rischio crollo è molto elevato in tutto il Paese.

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