Pietra di Dashka o Mappa del Creatore

Uno degli artefatti antichi meno noti ma tra i più interessanti che rappresentano una prova inconfutabile di una antichissima civiltà è la Pietra di Dashka. Se c’è stato un diluvio universale che ha distrutto tutto sulla Terra, possibile che non vi sia traccia della o delle civiltà presenti prima di questa terribile catastrofe? Può una civiltà così antica scomparire senza lasciare una sola traccia?

Pietra di Dashka
Pietra di Dashka

No, sicuramente le tracce ci sono, sorprendentemente, se si fa un po’ di ricerca su internet, si trovano prove crescenti e un incredibile numero di artefatti che offrono tale prova. Uno dei meno conosciuti di questi manufatti è stato trovato in Russia nel 1999. Aleksandr Chuvyrov, professore di fisica e matematica all’Università statale di Bashkir, a Ufa, Bashkortostan, Russia, insieme a uno dei suoi studenti ha scoperto la Pietra di Dashka. Prima di questa scoperta, mentre cercavano le prove di un’ipotizzata migrazione cinese in Siberia e la regione degli Urali, hanno trovato diverse incisioni rupestri realizzate in lingua cinese antica. Questi ritrovamenti confermano l’ipotesi dei migranti cinesi. Le incisioni per lo più contenevano informazioni sulle negoziazioni, la registrazione del matrimoni e delle morti. Ma Chuvyrov e la sua squadra hanno anche scoperto, negli archivi del governatore generale di Ufa, alcuni riferimenti a 200 tavolette incise, di carattere molto insolito, dentro o vicino al villaggio di Chandar. Nel 1998 si mise alla ricerca delle tavolette e, quando non le trovò, pensò di essersi imbattuto in una mera leggenda, finché un funzionario locale gli disse, il 21 luglio 1999, che aveva una delle tavolette sepolta nel suo cortile.

Era la Pietra di Dashka. La pietra pesa quasi una tonnellata e misura 1,48 metri di altezza, 1,06 metri di larghezza e 16 cm di spessore. Questo spessore è costituito da tre strati. Lo strato più spesso è di dolomite e gli dà la sua durezza. Poi viene uno strato di diluide, e questo è lo strato che è stato effettivamente lavorato, e le prove radiografiche indicano che questo strato non è stato lavorato a mano, e la precisa tecnica di lavorazione non è stata ancora determinata. L’ultimo strato è uno strato di porcellana di calcio che ha protetto l’immagine dagli elementi atmosferici. La Pietra di Dashka è infatti una mappa, in bassorilievo, che mostra una parte della regione in cui giaceva, lavorata su una scala di circa 1:1100. Su di esso sono chiaramente identificabili i fiumi Sutolka e Ufimka. Ma la mappa mostra anche qualcos’altro: un gigantesco sistema di irrigazione, con due insiemi di canali di irrigazione e dodici enormi dighe che, se rappresentate nella loro scala adeguata, devono aver richiesto lo spostamento di un settilione di metri cubi di terra per costruire. (Una fonte in lingua francese afferma che il canale tra i fiumi Volga e Don appare come un semplice graffio a confronto). La mappa ha anche una traccia del fiume Belaya, ma implica che il Belaya era originariamente parte di questo sistema di irrigazione, e forse l’unica caratteristica che è sopravvissuta.

I ricercatori inizialmente pensavano che la Pietra di Dashka fosse vecchia di 3000 anni, ma le prove paleontologiche locali, incluso il ritrovamento di resti fossili in qualche modo lavorati nell’immagine, suggeriscono che questo oggetto provene da un’era geologica convenzionalmente assunta in 120 milioni di anni fa! Eppure, oltre ad essere un oggetto lavorato e un oggetto non lavorato a mano, ha anche una scritta su un lato. Chuvyrov e i suoi colleghi all’inizio pensavano che  questo scritto potesse essere cinese, fino a quando si resero conto che apparteneva ad una lingua antica abbastanza sconosciuta a qualsiasi linguista moderno. Le implicazioni di questo oggetto sono sconcertanti. Se è effettivamente parte di un set di 200 tavolette, allora potrebbe essere un pezzo di mosaico progettato da una panoramica aerea completa della regione, in un periodo in cui aveva visto un ampio sviluppo. La mappa stessa, e le caratteristiche che ritrae, rivelano una civiltà che non avrebbe nemmeno dovuto esistere e una che possedeva non solo il volo motorizzato ma anche le tecniche di arte e ingegneria civile molto più avanzate della nostra. Si dice che Chuvyrov abbia definito la Pietra di Dashka come la “Mappa del Creatore”. Ma questa è probabilmente la prova più chiara e più convincente dell’esistenza e lo stato tecnologico della civiltà antidiluviana. E un membro di una civiltà che ha creato quella mappa e le opere che ritrae, potrebbe facilmente aver costruito la nave che ha resistito al disastro che ha distrutto la maggior parte di quelle opere.

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