La Pietra di Newberry, bufala o sassata alla storia?

La Pietra di Newberry è un antico artefatto ritrovato in Michigan nel 1896 con iscrizioni indecifrabili di cui si sa poco e materialmente inesistente oggi. Strani ritrovamenti in America sembrano condurre ad un contatto precolombiano tra gli antichi aborigeni e gli antichi popoli indo-europei e la Pietra di Newberry sembra proprio confermarlo. C’è da dire che il manufatto oggi non è disponibile alle verifiche, c’è solo qualche rara foto.

Pietra di Newberry
Pietra di Newberry

Nel novembre del 1896, vicino alla città di Newberry, nel Michigan, due boscaioli che ripulivano terreni in una fattoria sradicarono un albero e scoprirono tre statue e una tavoletta di argilla. Le tre statue rappresentavano un gruppo familiare, padre, madre e figlio, del peso totale di 400 Kg, accanto, una strana tavoletta di argilla, definita “Pietra di Newberry“. La tavoletta misurava 45 x 61 cm ed era suddivisa in 144 quadratini, ognuno con un simbolo indecifrabile (somiglianza con i geroglifici egizi e con le lettere dell’alfabeto greco, ma attribuita in seguito alla antica scrittura ittita-minoico). Le foto della “Pietra di Newberry” furono scattate nel 1898 e inviate allo Smithsonian Institution e all’Università del Michigan. Entrambe queste istituzioni, al momento si rifiutarono di guardare i manufatti, non credevano che fossero reali e non sapevano come tradurre la pietra (i primi ritrovamenti ittiti sono datati 1905). Vi è il sospetto che abbiano deliberatamente distrutto le foto e ignorato il manufatto.

Dopo il ritrovamento, la Pietra di Newberry venne esposta in loco, fotografata e poi messa in un magazzino, dove esisteva fino al 1947 e dove si sbriciolò irreparabilmente perché mai trattata termicamente, ed anche le istantanee vennero presto smarrite. Esiste solo un calco su carta carbone del ritrovamento e la foto di un giornale dell’epoca. Quindi si sa che: la madre è nuda e gravida (simbolo della fertilità), il bambino è uguale al padre. I resti dei reperti sono al Fort De Buade Museum a St.Ignace, Michigan: c’è la testa e il torso dell’uomo,il capo della donna, mentre la tavoletta è in frammenti. Tante le domande senza risposta: che origine hanno tali manufatti? Perché vennero ritrovati nel Michigan? Perché la tavoletta è stata ritrovata lì, accanto al gruppo statuario? Il messaggio sulla tavoletta è vergato in forma di “quadrato magico”, da leggere sia verticalmente che orizzontalmente, forse un auspicio agricolo dedicato alla semina, ed è inciso in simboli che qualcuno ha visto “simili” a quelli dell’iscrizione del “Disco di Festo” (trovato a Creta nel 1908). L’esemplare che più sembra avvicinarsi a questo ritrovamento è il “Dio della Falce”, appartenente alla cultura di Tisza di Szegvar, Ungheria. Questa era un’antica popolazione attiva nel 4000 a.C. Nel 1975, però, nel numero di marzo a pag.36 della rivista “Smithsonian” vi era la foto di una statua il cui volto era identico a quello della madre/dea ritrovata nel Michigan. Questa statua era venuta alla luce nel 1946 in Jugoslavia ed era attribuita ad una cultura precedente a quella dei Tisza fiorita probabilmente addirittura nell’8000 a.C. ed era ancora presente nel 500 d.C. La loro antica scrittura era identica a quella sulla Pietra di Newberry.

In un passato remoto “qualcuno” ha attraversato l’oceano approdando sulle coste nordamericane? Come? Recentemente, antropologi americani avrebbero proprio sostenuto questa possibilità, che popoli preistorici avessero già raggiunto l’America. L’antica civiltà minoica forse commerciava con le tribù aborigene del Michigan? Perché i discendenti greci dei Minoici condividono un gene nel loro DNA con gli indiani d’America Chippewas e con nessun altro sul pianeta? Coincidenze? Che strano! Ci sono troppe coincidenze ed anomalie nei ritrovamenti archeologici indecifrabili, impossibili ma reali, qualcosa che fa scomodo alla scienza ufficiale. Ma la storia dell’umanità è veramente quella che si ostinano a raccontare? Ad ogni ritrovamento questa storia continua a vacillare ed un giorno crollerà per svelare finalmente tutto quello che è realmente accaduto alla razza umana.

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