La libreria degli onesti, dove paghi quello che vuoi

Libreria degli onesti, Cina
Libreria degli onesti, Cina

La “ libreria degli onesti ” è una libreria ben fornita molto particolare, non ci sono commessi ed i clienti si servono da soli scegliendo i libri che desiderano, e, cosa incredibile, ognuno paga quanto vuole, secondo coscienza.

La “ libreria degli onesti ” si trova a Nanjing, in Cina, ed è stata ideata per sensibilizzare i cittadini sull’importanza dell’onestà e della correttezza, una specie di esperimento sociale. C’è da dire che l’idea funziona molto bene in quanto tutti quelli che portano via un libro lasciano una donazione in linea col il prezzo di copertina, insomma si comportano onestamente. Sia gli ideatori sia la gente che frequenta la “ libreria degli onesti ” sono molto orgogliosi e soddisfatti della riuscita dell’iniziativa, esperimento sociale riuscito, i cinesi di Nanjing si sono rivelati onesti.

Non altrettanto si può dire di un’altra iniziativa simile organizzata nel Fujian, questa volta però si trattava di un ristorante self-service dove si mangiava quello che si desiderava e poi, teoricamente, si lasciava una donazione. Questa volta però l’esperimento non è riuscito in quanto buona parte dei frequentatori andava via senza lasciare un centesimo. Risultato: il ristorante self-service è fallito in breve tempo ed iniziativa sociale miseramente fallita..

Questi in Cina però non sono gli unici esempi di locali che si basano sull’onestà delle persone, anche in Italia c’è stato un tentativo del genere. Nella zona del Cartizze sui colli veneti di Valdobbiadene, c’era “l’osteria senza oste”, una stanza di 10 mq di un rustico disabitato, che ha avuto alcuni anni di successo. Anche qui il concetto era lo stesso: si entra, si mangia e si beve e poi uscendo si lascia una donazione dentro una cassettina. Qualcuno magari faceva il furbo e non lasciava nulla e qualche volta hanno portato via i pochi soldi raccolti, ma l’iniziativa aveva un grosso successo e molti avventori.

Siccome però siamo in Italia, questa iniziativa ha richiamato l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate di Montebelluna che ha eseguito un accertamento sul locale bollandolo come attività “in nero” e facendo emergere un’evasione fiscale stimata in 62 mila euro. I controllori del fisco hanno preso a parametro gli incassi di un locale “simile” nel trevigiano, che in realtà non esiste, e hanno fatto il “conto”, assegnando anche una partita Iva e una ragione sociale, anche se lì c’è una casa privata. Locale ovviamente chiuso ed iniziativa sociale cancellata.

 

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