Italicum deraglia già: rinviato alla Corte Costituzionale

L’ Italicum, la nuova legge elettorale appena approvata tra tante tribolazioni e compromessi all’interno del PD, già deraglia e viene rinviata alla Consulta.

Approvazione Italicum
Approvazione Italicum

Si immaginava già che sarebbe finita così, troppe incongruenze e troppi calci alla Costituzione per potere proseguire un cammino liscio, cammino che era già stato tribolato in fase di approvazione con molti intoppi e troppi voti di fiducia forzati e voluti strenuamente da Renzi e dal suo governo. La nuova legge elettorale, detta Italicum, non è ancora stata utilizzata, sarebbe operativa da luglio 2016, ma a questo punto si aprono scenari diversi, potrebbe anche accadere, e forse accadrà, che venga abolita prima ancora dell’entrata in vigore. Ma cosa è successo? L’approvazione della legge  Italicum, approvata in pratica dal solo Pd, non aveva certo calmato o sopraffatto lo spirito battagliero e la perseveranza di quanti in questa legge vedono molti punti oscuri e molti calci alla Costituzione, è il caso del Coordinamento Democratico per la Costituzione, rappresentato dagli avvocati Felice Besostri e Vincenzo Palumbo, che ha presentato un ricorso in 13 motivi di anticostituzionalità al Tribunale di Messina, come ha già fatto in altri 17 capoluoghi.

I giudici del Tribunale di Messina hanno accolto il ricorso ritenendo «non manifestamente infondati» 6 dei 13 motivi di ricorso presentati in tutta Italia ed ha rinviato la legge all’esame della Corte Costituzionale, primo tribunale in Italia a farlo. A Messina, le udienze pubbliche in tribunale si erano svolte il 5 e il 12 febbraio e dopo 12 giorni è arrivata l’ordinanza che apre la strada per un esame di costituzionalità dell’ Italicum da parte della Consulta. Ma questo è solo l’inizio, c’è da aspettarsi infatti una valanga di ricorsi approvati dai vari tribunali italiani. I 6 motivi accolti sono:

  • il vulnus causato dalla legge elettorale al principio di rappresentanza territoriale;
  • il vulnus causato al principio di rappresentanza democratica (capilista bloccati);
  • mancata previsione di una soglia minima per accedere al ballottaggio;
  • l’impossibilità da parte dell’elettore di scegliere il deputato;
  • l’irragionevolezza delle soglie di sbarramento di accesso al Senato (8% per i partiti, 20% delle coalizioni) quando il Senato ha la metà dei componenti della Camera (con riferimento al Consultellum che oggi sarebbe applicato all’elezione del Senato);
  • l’irragionevolezza di aver varato una legge elettorale per la sola Camera dei Deputati quando oggi la Costituzione prevede il bicameralismo paritario tra Camera e Senato.

Ma se c’è la fondatezza di incostituzionalità, fosse anche per un solo motivo, perché la Corte Costituzionale non ha bloccato la legge Italicum? In realtà, la Corte Costituzionale avrebbe dovuto affrontare la materia elettorale anche in assenza dell’intervento del giudice a quo, in questo caso il Tribunale di Messina. Infatti, la riforma costituzionale del bicameralismo paritario (all’esame del Parlamento e destinata a essere sottoposta a referendum confermativo a ottobre) prevede il controllo preventivo di costituzionalità sulle leggi elettorali, compresa quella già approvata ma ancora mai utilizzata, l’ Italicum, appunto. Il nuovo presidente della Corte, il giudice Paolo Grossi, ha detto che la questione di costituzionalità relativa all’ Italicum rilanciata dal Tribunale di Messina verrà affrontata quanto prima. L’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, e la presidente della prima commissione del Senato già relatrice dell’Italicum, Anna Finocchiaro (Pd) hanno avuto la notizia del rinvio alla Consulta e, sembra, l’abbiano presa piuttosto male.

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