Storia fasulla: Pompei sarebbe stata distrutta nel 1631 non nel 79

Storia fasulla? I libri di storia ci hanno insegnato che Pompei è stata distrutta il 24 agosto 79 da una terribile eruzione del Vesuvio e se non fosse così? Secondo la storia la distruzione di Pompei è avvenuta durante l’eruzione del Vesuvio del 79 che travolse anche Ercolano, Stabia e Oplontis, ma alcune evidenze portano a credere che in realtà tutto è successo nel 1631.

Distruzione Pompei
Distruzione Pompei

Questa data era stata accettata come sicura fino ad oggi, ma alcuni dati archeologici via via emersi mal si accordano con una data estiva. Ad esempio, il ritrovamento di frutta secca carbonizzata, castagne e uva, di bracieri, usati all’epoca per il riscaldamento, di mosto in fase di invecchiamento trovato ancora sigillato nei contenitori (i dolia). Ma gli storici, come data alternativa, protendono ad una data vicina, il 24 ottobre 79, senza in pratica cambiare nulla dello schema storico costruito. L’idea di una drammatica manomissione della datazione storica è stata avanzata e argomentata nei secoli passati da vari autori e in diverse versioni, per esempio, secondo Morozov, Fomenko, Nosovski, Hardouin e Isaac Newton, la storia raccontataci a scuola avrebbe almeno mille anni in più del dovuto, una storia fasulla ci sono in pratica mille anni inventati o persi. In questo articolo seguiremo esclusivamente la dimostrazione di datazione errata che riguarda la Pompei romana degli scavi archeologici. Cercheremo di dimostrare che le persone seppellite dal Vesuvio vivevano nel 1600, e che tutto ciò che fu seppellito, templi, oggetti e storia dell’arte “romana” appartengono al periodo tra il 1100 e il 1600, cioè in una epoca di 1500 anni più vicino alla nostra epoca. I fondatori della cronologia storica ufficiale sono stati nel XVI secolo Scaligero (1484- 1558) e Petavio (1583-1652) che hanno fatto riferimento ad antichi testi e antiche cronologie passate per le mani dei centri benedettini in Italia e in Francia, oppure per le tipografie di ricchi mercanti-banchieri del XV-XVI secolo (l’invenzione della stampa avvenne nel 1455). A quel punto ebbe gioco facile la catalogazione dei fondatori della cronologia ufficiale, che per ottenere i risultati a tutti noti, dovettero dare delle date sbagliate anche a certe eclissi e fenomeni astronomici spalmando scritti e cronache storiche alla meno peggio su un periodo reso artificialmente troppo lungo.

Ma veniamo a Pompei. Ci sono elementi concreti in base ai quali si può dire che la città romana seppellita dall’eruzione del Vesuvio risaliva al 1600 e non al 79. Nel 1592 il conte del Sarno Muzio Tuttovilla commissionò all’Ing. Domenico Fontana la realizzazione di un canale artificiale che sequestrava una delle sorgenti del Sarno ad Episcopio, dopo aver percorso la piana di Poggiomarino per 16 chilometri si trovava davanti Pompei e 4 chilometri più in là sfociava nel mare a Torre Annunziata. Le argomentazioni sono molteplici, ma la prova definitiva sta nel fatto che il canale del Conte del Sarno era in funzione prima che il Vesuvio seppellisse la città. Pompei è attraversata per un tratto di 1.6 Km, dalla Porta Est fino all’estremità ovest, da questo piccolo bacino fluviale artificiale che sappiamo fu costruito tra il 1593 e il 1605. Poiché secondo la storia a noi nota Pompei nel 1605 dormiva seppellita già da 1500 anni abbondanti, l’unica spiegazione che ha superato la prova della storiografia ufficiale fu che il cunicolo che passa per gli scavi dev’essere stato fatto lì per caso! Il percorso di 20 chilometri prima e quello dopo gli scavi corrispondono ad una linea diritta. Se Pompei non c’entrava niente con la rivoluzionaria rete idrica dei borboni, la soluzione sarebbe stata una continuazione del canale in pianura e in linea dritta. Perché l’ingegnere doveva andarsi a cercare il passaggio nel rialzo, fino a 45 metri più alto del tratto in pianura, e fare una decisa deviazione? Ma naturalmente perché doveva servire una città viva, non ancora seppellita! La versione ufficiale è ancora più traballante se si pensa che il canale è perfettamente integrato con i pozzi della necropoli e che la presenza di segni di corde di secchi in tensione sui muri dei pozzi, nella direzione della corrente del canale, dimostra che i pozzi antichi, la maggior parte dei quali venuti alla luce solo nel 1955, erano usati quando il canale già era in uso. Quindi i pozzi antichi furono usati dopo il 1600? Se escludiamo che i pozzi fossero stati usati tra il 1740 e il 1930, ci rimane solo da pensare che siano stati usati tra il 1600 e il 1631, prima dell’eruzione che effettivamente li seppellì insieme a Pompei.
Per non essere vera questa ipotesi, deve essersi verificato che nel perimetro degli scavi ci siano stati pozzi all’aperto senza che i vari sopraintendenti, Alcubierre (1702), Bonnucci (1814), il senatore Fiorelli (1863-1875), Ruggiero (1875-1893), Sogliano (1894-1905), Spinazzola (1906-1923) e Maiuri (1924-1961) se ne fossero accorti. E anche volendo accettare questo, è difficile pensare che, con un canale che 200 metri prima è sempre stato a cielo aperto negli ultimi secoli, adiacente alla strada principale e che offriva un bocchettone per l’irrigazione proprio lì a pochi passi, qualcuno abbia sentito il bisogno di andare ad usare quei pozzi della zona scavi recintata. Da notare che già nel periodo borbonico gli scavi furono recintati e non ci sono testimonianze o mappe in cui compaiano pozzi borbonici o pozzi all’aperto (Murano 1884). Per capire meglio le possibili verità dimenticate, ignorando la storia fasulla. bisogna sapere che ci sono molte testimonianze e cronache secondo cui l’eruzione del Vesuvio del 1631 fece vittime a Pompei ed Ercolano. E qui ancora altri paradossi: Pompei non era stata dimenticata fino alla sua riscoperta nel XVII secolo? Perché allora almeno una decina di libri riportano che nella città nel 1631 ci furono numerose vittime? È noto che la mancanza di sorgenti o anche di corsi d’acqua provenienti dall’altopiano avessero impedito il popolamento della piana di Poggiomarino e Pompei nelle epoche remote, ma il canale del Sarno cambiò la situazione: entrava a Pompei dalla Porta Nord, percorrendo la città fino a sud, e dalla Porta Est, percorrendola fino all’estremo ovest. Possiamo dire anche che è grazie al canale del Sarno che la splendida cittadella romana di Pompei aveva le sue terme, le fontane pubbliche ogni cento metri in tutte le direzioni, la lavanderia, le piscine e ben 46 fontane pubbliche.

Qualcuno obietterà che allora il canale è stato costruito prima del 79. No, la datazione del canale al 1600 è a prova di bomba perché nelle cronache del ‘600 non si parlava d’altro: intere nuove colonizzazioni della piana di Poggiomarino furono rese possibili dal significato economico di quel canale. Molti si lamentarono della minore portata del fiume Sarno e dunque del danneggiamento di business pre-esistenti. Il progetto del Conte del Sarno di deviare una sorgente del Sarno veniva considerato megalomane. L’opera sicuramente viene celebrata come opera d’ingegneria e intraprendenza industriale dei borboni. Un grosso pezzo del rientro economico previsto era stato quello di Pompei. Pompei era viva e gli introiti su quel fronte erano parte del piano. Perché altrimenti troviamo un mulino appena oltrepassata la Porta Est (zona II-5), che fu portato alla luce per la prima volta nel 1954? Un altro mulino si trova nella zona I-18, anch’esso attraversato dal canale. Perché l’ing. Fontana avrebbe dovuto scavare lungo tutto il lato est per infilarsi nella collinetta dove poi il canale attraversa sotterraneo Pompei da est ad ovest, se invece avrebbe potuto più comodamente continuare il canale scoperto e in linea d’aria che si trova dall’altra parte, evitando Pompei scavi e il promontorio? Quella importante deviazione risulta giustificata solo nel caso che lo scopo fosse quello di servire una città “viva”. Non vogliamo addentrarci in spiegazioni tecniche e topografiche riguardo al canale, di prove della sua esistenza dentro Pompei ce ne sono abbastanza, verifichiamo altri fatti, fatti che smentiscono la storia fasulla che ci hanno raccontato. Riferendosi all’eruzione del Vesuvio del 16 dicembre 1631 e al canale di Domenico Fontana, Antonio Gerardi (1632) scriveva: “Un canale d’acqua che alimentava vari mulini a Pompei fu messo completamente fuori uso dall’eruzione”. C’è un epitaffio di cui si sa poco o niente, che ancora troneggia sulla strada Regia delle Calabrie, ora via Nazionale, verso Torre Annunziata, al Km 15, addossato alla facciata della Villa Faraone Mennella, epitaffio in latino riportato in vari libri dell’Ottocento e del Novecento, dedicato alle vittime dell’eruzione del 1631 che travolse Pompei, Ercolano (Lisina), Ottaviano e Portici. Pompei quindi fu travolta dalla eruzione del Vesuvio del 16 dicembre 1631, come anche scrive nel suo libro del 1633 Mascolo Giovanni Battista (1583- 1656) descrivendo dell’eruzione che raggiunge e distrugge Pompei.

Altri fatti. I primi vetri trasparenti furono creati a Venezia nella metà del XV secolo da un certo Angelo Barovir. Ma allora come mai lo stesso tipo era già utilizzato a Pompei? Addirittura prima del 79? Il celebrato poeta Sannazaro nel suo capolavoro “Arcadia” (1504) diceva di vedere davanti a sé, nel XVI secolo, Pompei con i suoi templi, le sue case, le sue torri. Questa espressione è stata forzatamente interpretata come una immaginifica visione poetica. Meglio questo, hanno pensato gli scribi, che dover mandare indietro nell’epoca latina anche il Sannazaro e il suo Arcadia! Un altro esempio: lo scritto (in greco) dello storico latino Dione Cassio diceva che l’eruzione che stava narrando avveniva a Pompei a “fine autunno”, che sarebbe stato vicino al 16 dicembre della effettiva eruzione del 1631. Ma gli storici e i loro collaboratori tradussero la corrispondente espressione greca con “fine estate” per “adattarla” alla data del 79. Se la città era stata davvero seppellita nel 79, perché non è stato ritrovato un secondo strato dell’eruzione che travolse Ercolano e Pompei successivamente, secondo quanto descritto da libri ed epitaffi? Dunque l’ipotesi che gli antichi romani della Pompei seppellita dal Vesuvio vivessero in realtà nel 1600 non è affatto illogica, come è sempre più evidente che hanno raccontato una storia fasulla! “Molti degli eventi descritti dalla storiografia ufficiale in merito all’antichità sono pure e semplici invenzioni basate su una sfilza di equivoci metodologici e dati mai verificati accettati come assiomi dagli storiografi moderni”. Questa è in sintesi la spiazzante teoria, denominata “Nuova Cronologia”, avanzata dal prof. Anatolij Timofeevič Fomenko, matematico, fisico e scienziato presso l’Università statale di Mosca. Fomenko ha sviscerato questo tema nelle circa 8.000 pagine dei suoi libri. Mentre secondo Orwell: “Chi controlla il passato controlla il futuro”, Santayana asserisce: “La storia è un mucchio di bugie su eventi che non sono mai accaduti, raccontati da persone che non erano lì per vederli”. Ma allora la storia è tutta inventata e distorta? A cosa si può credere?

 

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