La lampada perpetua, una luce nel passato

La lampada perpetua, inestinguibile, è stata vista qua e là in grotte, sacelli, santuari, sepolcri da numerosi viaggiatori dell’antichità di vari popoli. Forse è un mito, o forse no, visto le numerose segnalazioni di ritrovamento, ma sicuramente sin dalla sua invenzione è stata destinata al culto dei morti e in quello degli dei a ciascuno dei quali veniva dedicata.

Lampada perpetua (rappresentazione)
Lampada perpetua (rappresentazione)

La lampada come manufatto non è un’invenzione antichissima e viene attribuita per tradizione agli egizi. Normalmente funzionava ad olio o altro combustibile e visto che il prezzo dell’olio e d’ogni altro combustibile era carissimo, la notte s’andava a letto al buio e si dormiva. Si favoleggia che gli antichi siano stati capaci di fabbricare anche una lampada la quale, posta nei sepolcri, risplendeva senza fine procurando una luce perenne, una lampada perpetua. Lampade che hanno continuato a bruciare senza usare nessun combustibile sono state scoperte in tutto il mondo, molti affermano che aprendo antichi sepolcri hanno trovato lampade con la fiammella accesa che si è andata estinguendo a contatto con l’aria. Cosa c’è di vero in questo omaggio ai defunti tanto antico? Ecco alcuni casi di ritrovamento.

Il caso più noto riguarda la scoperta della tomba di Tullia, la figlia di Cicerone, avvenuta a Roma il 18 aprile 1485: nel sepolcro si trovò una lampada accesa la quale si smorzò poco dopo l’apertura del sacello. Secondo Pausania nel tempio di Minerva in Atene c’era una lampada d’oro inestinguibile che ardeva giorno e notte senza bisogno d’essere alimentata, alcuni dicevano per un anno, altri indefinitamente. Sant’Agostino riferisce come diceria o fenomeno naturale che in un tempio di Venere ardeva da tempo immemorabile una lampada perpetua inestinguibile da qualsiasi forza, fu chiamata “Liucos asbestos”, cioè “lucerna inestinguibile”. Un altro famoso ritrovamento fu quello medievale, avvenuto nei pressi di Roma nel 1401, di un misterioso gigante che fu identificato con l’eroe virgiliano Pallante che fu detto più alto delle mura di Roma. Figlio di Evandro cadde in battaglia ucciso da Turno. Di questa scoperta parla anche il Boccaccio nella Genealogia delle stirpi degli Dei. Accanto allo scheletro fu trovata una lucerna “ardente con perfetto fuoco, né poteva essere estinto con soffiare, né gittargli sopra acqua. Finalmente, fattole di sotto nel fondo un forame si estinse”.

Si racconta che a Parigi ai tempi di San Luigi viveva un rabbino famoso di nome Jechiel, grande operatore di prodigi, esperto nell’affascinare gli occhi con le illusioni della magia e della fisica, che gli ebrei riverivano come uno dei loro santi e i parigini come uno stregone. La notte quando tutti dormivano, egli lavorava al lume di una lampada meravigliosa, la quale spandeva nella sua camera una luce pura come quella del giorno. Egli non vi metteva olio o altro combustibile, eppure illuminava senza estinguersi e senza avere bisogno di alcun alimento, era una prodigiosa lampada perpetua. Si mormorava che il diavolo avesse cura di questa lampada e venisse a passar la notte con Jechiel. Nelle piramidi, nelle tombe e nei templi egizi non vi sono aperture che possano fare filtrare la luce del giorno, quindi all’interno era buio pesto. Dentro queste antiche costruzioni si notano affreschi e disegni di pregevole fattura e precisione, come facevano gli egizi ad illuminare quegli ambienti tanto da permettere loro di lavorare? Molti hanno supposto l’utilizzo delle classiche fiaccole o torce, ma all’interno delle costruzioni non è stata trovata fuliggine né tracce di combustione, altri hanno supposto che già avevano a disposizione l’elettricità per mezzo di batterie, e le pile di Baghdad e le lampade di Dendera hanno autorizzato a credere in questa possibilità, e se invece avevano in uso una lampada perpetua?

Charroux ha ipotizzato che tali lampade sarebbero state una sorta di pile nucleari in scala ridotta adatte a funzionare per 5000 anni, ovvero il tempo di disintegrazione del radium. Per altri si trattava di pile al plasma. Ma chi poteva disporre nell’antichità di questi elementi noti solo in epoca recente? Come funzionavano di preciso non si sa e nulla è dato per certo, nemmeno la loro esistenza.

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