Il mistero di Rapa Nui o Isola di Pasqua

Rapa Nui, conosciuta come Isola di Pasqua, è una remota isola vulcanica dell’Oceano Pacifico meridionale appartenente al Cile da cui dista circa 3600 km. Rapa Nui (grande roccia) è il nome nativo di questa lontana isola, ribattezzata poi Isola di Pasqua dall’esploratore olandese Jacob Roggeveen che la scoprì il giorno di Pasqua del 1722.

Moai isola Rapa Nui
Moai isola Rapa Nui

Rapa Nui oggi viene identificata come l’isola dei Moai, enormi busti monolitici sparsi lungo l’intero territorio. Se ne contano ben 638. Nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni il loro scopo non è tuttora noto con certezza. Alcune statue possiedono sulla testa un cilindro (pukao) ottenuto da un tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l’acconciatura un tempo diffusa tra i maschi. I Moai sono alti tra i  2,5 e i 10 metri. Ne esiste uno, incompleto, alto 21 metri. Quelli di 10 metri pesano tra le 75 e le 86 tonnellate. Il territorio dell’isola di Rapa Nui è di forma simile ad un triangolo rettangolo, con una lunghezza massima di 24 km e una larghezza massima di 13 km, e si compone da quattro vulcani spenti: Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka. Il mare non è caratterizzato dalla barriera corallina come altre isole del Pacifico.

Polinesia e posizione Rapa Nui
Polinesia e posizione Rapa Nui

L’alone di mistero che circonda l’Isola di Pasqua non riguarda solo i Moai e la loro costruzione da parte di un popolo sperduto nell’Oceano Pacifico, ma anche il destino del popolo stesso. Che fine ha fatto la civiltà di Rapa Nui? Che fine hanno fatto i suoi abitanti? Si stima che dovevano essere più di 15.000 nel periodo d’oro della costruzione delle enigmatiche statue. Sono state trovate molte altre statue incomplete sull’isola, perché abbandonarono il lavoro? Molte le ipotesi formulate nel tempo: eco-suicidio, guerre tra le tribù, pestilenze portate dai primi esploratori. Ma quale è la verità? Non vi sono certezze. Oltre i Moai il popolo di Rapa Nui ci ha lasciato una scrittura ancora oggi incomprensibile ed indecifrata: la rongorongo.

Quando l’olandese Jakob Roggeveen arrivò sull’isola nel 1722 disse di avere trovato appena 2.000 indigeni ed una terra brulla e senza grandi alberi. Tuttavia la costruzione dei Moai necessitava di grossi tronchi, come quelli di palma gigante, i cui resti sono stati ritrovati sull’isola. La teoria dell’epoca nata da queste stranezze è l’esemplificazione dell’ingordigia umana: per costruire sempre più statue, la popolazione di Rapa Nui aveva abbattuto tutti gli alberi dell’isola causando la progressiva desertificazione del suolo e la propria fine. Altra teoria successiva dovuta al ritrovamento di punte di ossidiana per tutta l’isola (creduti resti di armi da guerra) ha spinto a immaginare che la carestia portata dalla desertificazione abbia a sua volta innescato una sanguinosa guerra civile terminata con la morte della maggior parte della popolazione.

Ma, secondo recenti studi, la realtà sembra un poco diversa. Le punte di ossidiana trovate non erano resti di armi ma di attrezzi agricoli. La sparizione delle palme sarebbe stata opera del ratto polinesiano (Rattus exulans), portato sull’isola probabilmente dai primi visitatori, il quale si nutre proprio di semi di palma. Il drastico calo demografico accertato è avvenuto dopo l’arrivo degli europei. Le malattie importate dai primi esploratori (come tifo e colera) decimarono il popolo di Rapa Nui ed il successivo arrivo degli schiavisti portò via almeno la metà degli indigeni. Nel 1877 la popolazione indigena contava appena 111 persone! A quanto pare la fine del popolo di Rapa Nui e di quello che doveva essere un paradiso terrestre è stato causato dall’arrivo degli europei sull’isola, com’era avvenuto per altri popoli del Nuovo Mondo con l’arrivo degli esploratori e dei conquistadores.

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