E se la storia del diluvio universale fosse un’altra?

Tutti noi conosciamo la storia del diluvio universale narrata dalla Bibbia, storia che fino alla fine dell’800 si credeva fosse una favola o mito religioso. Solo dopo il 1880, con la pubblicazione dell’opera assira “Epopea di Gilgamesh” che racconta più o meno la stessa vicenda con altri nomi, si è iniziato a credere alla possibilità che fosse la storia di un evento catastrofico realmente accaduto in un remoto passato.

Tsunami
Tsunami

Ma è realmente accaduto un diluvio universale? Secondo il racconto, vi fu una pioggia incessante durata molti giorni che fece crescere il livello dei mari tanto da ricoprire tutte le terre emerse. Impossibile, la Terra non può avere così tanta acqua da ricoprire tutto, e poi, dove sarebbe andata a finire questa enorme quantità di acqua extra alla fine? Secondo il racconto, alla fine del diluvio la mitica arca di Noè si arenò sulla cima del Monte Ararat a ben 3.500 mt di altezza. Pensate che se si sciogliesse tutto il ghiaccio della Terra, circa 5 milioni di metri cubi, l’acqua derivata andrebbe a riversarsi negli oceani facendo alzare il livello medio dei mari di circa 66 metri. Molte città costiere sarebbero sommerse e cancellate, ma non sarebbe la distruzione totale descritta nel diluvio universale. Probabilmente sono accadute due cose separate, tanta pioggia e una (o più) ondata che travolse tutto. Per tutto si intende quelle terre conosciute dai pochi superstiti alla catastrofe che hanno tramandato l’evento.

Innanzitutto: quando sarebbe accaduto il diluvio universale? Presumibilmente 11.600 anni fa circa. La data è stata calcolata secondo il racconto di Platone che indica in quella data la scomparsa del mitico continente di Atlantide. Platone dice che Atlantide fu distrutta 9.000 anni prima di Solone, questi è vissuto 2.600 anni fa. Ma cosa ha scatenato questa catastrofe? Proviamo ad ipotizzare questo scenario. Supponiamo che un grosso asteroide abbia colpito la Terra, magari Atlantide, nel luogo dell’impatto e per migliaia di chilometri intorno tutto è stato immediatamente distrutto dall’urto e dall’energia sprigionatasi, poi l’asse terrestre ha iniziato a spostarsi provocando ovunque terremoti, crolli e frane. L’acqua degli oceani a questo punto, spinta dalla massa dei continenti in movimento, ha iniziato ad allagare le terre che si spostavano verso di lui e a ritirarsi da quelle che si allontanavano dalla posizione precedente. Dopo essere penetrato nelle pianure il mare ritirandosi ha formato un’onda di dimensioni enormi (come si definisce oggi, uno tsunami) che richiamata dal vuoto lasciato dal lato opposto degli oceani ha percorso varie volte la terra distruggendo tutto quello che trovava sul proprio percorso. Finita la forza distruttrice l’acqua si è stabilizzata. I pochi sopravvissuti a questo cataclisma furono, come scritto da Platone nel Timeo, le persone che in quel momento erano in montagna, oltre i 1500 metri e la civiltà rinacque.

Se una simile catastrofe, un nuovo diluvio universale, accadesse oggi quante persone si salverebbero? Pochissime, non sappiamo se sarebbero montanari rozzi come scrive Platone, ma di certo sarebbero pochissime e difficilmente e solo a prezzo di grandi stenti riuscirebbero a procurarsi il necessario per la sopravvivenza e a far rinascere una nuova civiltà.

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