La storia impossibile: il reattore nucleare di Oklo e le Pietre di Ica

Sappiamo che esistono oggetti e documenti ritenuti fuori dal tempo, oopart, che raccontano una storia impossibile, almeno secondo gli storici tradizionali. Vi sono alcune cose che lasciano veramente sbalorditi ed interdetti perché sono al limite della credibilità, eppure sono lì a parlarci di una storia diversa da quella che leggiamo sui libri o trattati di storia, una storia impossibile.

Una storia che stravolge quanto conosciamo e mette in crisi archeologi, antropologi, biologi e storici. Queste scoperte che andiamo ad esaminare sono soltanto due delle innumerevoli prove che testimonierebbero di una storia impossibile per le nostre attuali conoscenze, della presenza di una civiltà preistorica evoluta come la nostra, se non di più, esistita decine di migliaia o forse milioni di anni fa sul nostro pianeta. Questo, siccome potrebbe sconvolgere le nostre attuali conoscenze scientifiche e costringerebbe a rivedere gran parte della storia e delle scienze, viene osteggiato dalla comunità scientifica classica che fa fatica ad accettare ed approfondire quanto piano piano è emerso e sta emergendo dalle nebbie del tempo e cercano di snobbare ed ignorare qualunque cosa che sia fuori dai canoni tradizionali.

Storia impossibile: reattore nucleare di Oklo
Reattore nucleare di Oklo

La storia impossibile: il reattore nucleare di Oklo, Gabon.

Come sappiamo, la prima fissione nucleare artificiale della storia (cioè antropica) avvenne nel 1932 ad opera di Ernest Walton e John Cockcroft, mentre la prima fissione nucleare con una reazione a catena controllata fu ottenuta a Chicago nel 1942 da un gruppo di scienziati diretto da Enrico Fermi. Ma a quanto pare anche questa parte della storia è da rivedere. Nel 1972, una fabbrica francese importò uranio grezzo dalla miniera di Oklo, nella Repubblica del Gabon in Africa. Con grande sorpresa scoprì che l’uranio era stato già “esaurito”, cioè avrebbe perso gran parte degli isotopi atti alla fissione nucleare, come il 235U, elemento essenziale. Come era possibile? Si scoprì che il sito di origine di quell’uranio era un reattore su larga scala altamente avanzato, esistito 1 miliardo e 800 milioni di anni fa e rimasto in funzione per circa 500 mila anni! Gli scienziati si sono riuniti per studiare il caso e molti di loro lo hanno indicato come un fenomeno sorprendente, ma naturale. Un fenomeno di fissione nucleare spontaneo e naturale? Falso. Il dottor Glenn T. Seaborg, ex capo della Commissione per l’Energia atomica degli Stati Uniti e vincitore del premio Nobel per il suo contributo sulla sintesi dei materiali pesanti, ha spiegato per quale motivo non si tratta assolutamente di un fenomeno naturale, bensì di un reattore nucleare artificiale, cioè creato dall’uomo o da una razza evoluta. Perché l’uranio “bruci” in una reazione occorrono condizioni molto precise. Il 235U è l’elemento necessario per la fissione nucleare. È uno degli isotopi naturali presenti nell’uranio. Diversi specialisti di ingegneria nucleare hanno affermato che l’uranio di Oklo non conteneva quantità di 235U sufficienti a innescare una reazione naturale. Inoltre, quello di Oklo sembrava un reattore più avanzato di qualsiasi congegno che potremmo costruire oggi. Si estendeva per molti chilometri e l’impatto termico sul territorio circostante era limitato a un raggio di 40 metri. I rifiuti radioattivi sono trattenuti ancora dagli elementi geologici e non hanno superato il sito minerario. Chi costruiva reattori nucleari di notevoli capacità quasi 2 miliardi di anni fa?

Stooria impossibile: Pietre di Ica uomo con telescopio
Pietre di Ica uomo con telescopio

La storia impossibile: le Pietre di Ica, Perù.

In qualche modo collegata al reattore nucleare di Oklo è la storia delle Pietre di Ica, Perù. Negli anni 60 il dott. Javier Cabrera Darquea, medico chirurgo e docente di biologia, scoprì numerose pietre incise con strane raffigurazioni in Perù, precisamente lungo il Rio Ica, da qui il loro nome “Pietre di Ica”. Cosa hanno di strano? Solo disegni che non dovrebbero esistere, come uomini che usano strumenti ottici per scrutare il cielo e seguire il percorso di una cometa, operazioni chirurgiche, trapianti di cuore, trapianti di fegato, cervello e reni. Uomini impegnati in battaglia cavalcando dinosauri, si avete letto bene, dinosauri (scomparsi 65 milioni di anni fa), o che volavano su uno pterodattilo ed ancora più sconvolgente incisa su una delle tante pietre il dott. Cabrera, e in seguito altri esperti, hanno riconosciuto senza alcun dubbio la Pangea cioè la Terra prima della deriva dei continenti, e non solo, vista dall’alto. False? Alcune in effetti lo sono, ma sono di un periodo successivo, quando gli indigeni si ingegnarono a “costruire” queste antiche pietre per venderle ai turisti. Ma quelle trovate da Cabrera sono autentiche, secondo alcuni scienziati che le hanno esaminate. Le pietre di Ica sono ciottoli di andesite fortemente carbonizzate, una roccia comune negli strati vulcanici la cui durezza si attesta al 4.5 della scala di Mohs (consideriamo che il diamante ha una durezza di 10 sulla scala di Mohs, l’andesite è quindi difficile ma non impossibile da intagliare, naturalmente se si possiedono i dovuti strumenti). Secondo gli esperti il tipo di pietra risale a ben 220 milioni di anni. Alcune analisi sull’ossido che le ricopre le ha datate a circa 12 mila anni fa.

Stooria impossibile: Pietre di Ica intervento chirurgico
Pietre di Ica intervento chirurgico

Di diverse forme e proporzioni, alcune piccole e piatte e color grigio-ocra e altre pesanti sino a 200 chili, cominciarono a essere vendute nei mercati di Ica nel 1961. Se ne ha comunque traccia già cinque-sei secoli prima: un cronista le descrive come corredo dei nobili Inca al tempo del re Pachacùtec, in pratica attorno al 1400 d.C. Al museo Cabrera ve ne sono custodite 15.000, si stimano in circa 50.000 tra vari musei e collezioni private. Ma la questione più assurda è cosa rappresentino le incisioni: sono una vera e propria biblioteca di scienza (in questo caso di parla di glittoteca, cioè biblioteca di pietre cesellate). Gli argomenti delle immagini mostrano dettagli che una civiltà primitiva non dovrebbe conoscere e figure di animali già estinti al tempo della nascita dell’uomo, come il pesce agnathus, scomparso da circa 400 milioni di anni e presente su tante pietre. Appaiono mappe di costellazioni visibili solo con il telescopio e pianeti come Giove, scoperto da Galileo Galilei nel 1610. A proposito, vi è una pietra (nell’immagine allegata) che rappresenta un uomo che scruta il cielo con un telescopio (inventato da Galileo Galilei nel 1609). Se davvero fossero autentiche, le pietre di Ica potrebbero essere spiegate soltanto se fossero state create da una civiltà evoluta vissuta migliaia di anni fa. Un’altra “stranezza” che potrebbe confermare tale teoria riguarda un luogo noto del Perù, le linee di Nazca. Nel maggio del 1975 il geologo Klaus Dikudt dell’Università di Lima disse di avere rintracciato, lungo le linee, “frammenti di un materiale scuro, traslucido, infrangibile, leggero ma estremamente duro, tanto da rigare il quarzo. Il materiale analizzato aveva reagito in modo anomalo a tutti gli esami, ed era rimasto intatto perfino sottoposto ad una temperatura di 4000 gradi”. Non si trattava di frammenti di meteoriti e la composizione e provenienza di questo materiale resta ignota.

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