Homo Sapiens I – Ha solo centomila anni?

Guardando a ciò che si legge sui moderni libri di storia, gli esseri umani come noi, Homo Sapiens, si sono evoluti recentemente, negli ultimi 100.000 anni. Tutte le evidenze presentate in tali testi supportano questa idea, pertanto sembra una tesi piuttosto solida e su di questa gli archeologi e gli antropologi classici hanno costruito un paradigma incrollabile anche di fronte alle continue scoperte ritenute “impossibili” e “fuori tempo”, i cosiddetti “Oopart”, una storia molto diversa, ma vi racconteremo di molto altro.

Homo Sapiens I - Pangea la Terra milioni di anni fa
Homo Sapiens I – Pangea la Terra milioni di anni fa

Nel corso degli ultimi 150 anni gli antropologi hanno in realtà seppellito quasi altrettante evidenze di quante ne hanno dissotterrate, e la maggior parte di quelle che hanno riseppellito (nel senso di averle soppresse o ignorate) vanno contro il loro paradigma. Sono reperti che invece supportano un’altra verità “scomoda”: che esseri umani come noi, Homo Sapiens, sono esistiti su questo pianeta per centinaia di milioni di anni. Ma perché ignorare i reperti, che saltano fuori in tutto il pianeta, che ci raccontano una storia così affascinante e diversa? Appunto, diversa, diversa dal paradigma costruito e secondo il quale tutto ciò che non si inquadra in questo è ritenuto “inutile”, “falso”, “fantasioso” oltre che “impossibile”. Gli studiosi, gli archeologi, i ricercatori, insomma tutti quelli che hanno “osato” parlare di una possibile esistenza umana sulla Terra in tempi non “catalogabili” sono stati derisi, ignorati o addirittura banditi, sebbene avessero tra le mani prove inconfutabili. Un esempio citato in varie occasioni è il ricercatore e linguista Zecharia Sitchin e le tavolette sumeriche in caratteri cuneiformi che raccontano una storia strabiliante dell’uomo di milioni di anni fa e della razza extraterrestre degli Anunnaki, di navi volanti e di guerre atomiche. Denigrato e deriso dalla comunità scientifica che giudicava errata ed inadeguata oltreché fantasiosa la traduzione.

Come detto, vi sono molte evidenze dell’esistenza di una creatura simile a noi, un Homo Sapiens, che è vissuto sulla Terra già milioni di anni fa, ma non era un cavernicolo, un ominide con poco cervello, ma un essere evoluto tanto da creare dei manufatti che potrebbero benissimo affiancare quelli della nostra epoca e non solo. Vi diamo solo un accenno riepilogativo di alcuni ritrovamenti “impossibili” per la scienza moderna: una sfera di metallo, con svariate scanalature, fu trovata in Sud Africa e attribuita al periodo Pre-Cambriano (minimo 570 milioni di anni); una impronta di scarpa fu trovata ad Antelope Springs, in Utah e fatta risalire al periodo Cambriano (minimo 520 milioni di anni); un vaso metallo fu trovato presso Dorchester, in Massachussets, e attribuito al Pre-Cambriano; in Scozia fu ritrovato un chiodo di ferro in una pietra, periodo Devoniano (minimo 416 milioni di anni); presso Tweed, in Inghilterra, fu ritrovato un filo d’oro incastonato in una pietra, e a Wilburton, in Oklahorna, una brocca di ferro, entrambi attribuibili al periodo Carbonifero (minimo 359 milioni di anni). Cosa hanno da dirci alcuni di questi ritrovamenti a proposito della nostra storia remota o preistoria? Purtroppo nulla in quanto la comunità scientifica scarterebbe queste anomalie (così definite per il fatto di essere al di fuori del modello) piuttosto che cercare di incorporarle o di studiarle. Ma non solo oggetti, ma anche resti umani di creature di epoca remotissima (centinaia di milioni di anni) che ci somigliano maledettamente.

Il ricercatore americano Michael Cremo ed il dottor Richard L. Thompson, autori del best-seller “Archeologia proibita”, hanno cercato di fare il punto sulla intricata e controversa questione della preistoria dell’uomo raccontando di certi ritrovamenti e scoperte, purtroppo quasi totalmente ignorati dalla scienza moderna, che portano a dire che il cosiddetto Homo Sapiens era già presente sul pianeta già da qualche milione di anni e creava artefatti sofisticati che non hanno nulla da invidiare ai moderni. “Se si mettessero tutti i reperti rilevanti sul tavolo, in realtà ciò richiederebbe parecchi tavoli, invece della piccola porzione di evidenze che sono attualmente oggetto di studio, così, quando si prendono in conto tutti questi reperti, ciò che sembra è che si hanno esseri umani simili a noi, che coesistono con altre specie di esseri su questo pianeta, tanto indietro nel tempo quanto si abbia voglia di seguirne le tracce, cioè centinaia di milioni di anni, letteralmente” ha detto Michael Cremo in una intervista. Un esempio eccellente viene dalla California, USA, è storia recente. Nel 1979, a Laetoli, in Tanzanià, nell’est del continente africano, Mary Leakey (che è la moglie di Louis Leakey, uno dei più famosi antropologi del ventesimo secolo) trovò in alcune ceneri vulcaniche, vecchie all’incirca 3,6 milioni di anni, alcune impronte, impronte di tre individui. Molti esperti di impronte (antropologi specializzati ed altri) le esaminarono. Tutto questo è documentato nella rivista National Geographic e svariate altre riviste scientifiche che vengono citate in “Archeologia proibita”. Le fotografie di queste impronte sono assolutamente indistinguibili dalle moderne impronte umane. Un ricercatore ha affermato che se si andasse su una spiaggia, oggi, a guardare le orme sulla sabbia, non si troverebbe alcuna differenza con quelle antiche e questo porta alla ovvia conclusione che queste impronte devono essere state fatte da creature molto simili a noi.

In effetti i vari reperti vengono esaminati ed usati dagli scienziati quando questi confermano la loro ipotesi, ma rifiutano di esaminare reperti altrettanto validi quando ciò non succede. Voglio dire, non è essere un po’ ipocriti? Questo atteggiamento viene chiamato “filtro scientifico”, una specie di autoinganno degli studiosi per giustificare il loro atteggiamento scettico su quanto non inquadrato del loro paradigma. Per esempio, per queste orme hanno dichiarato: “Devono appartenere all’ Australopithecus “, anche se sanno di possedere reperti ossei del piede dell’ Australopithecus, un uomo-scimmia che si suppone esistesse tre milioni di anni fa in Africa, e che non combaciano con queste impronte e di un bel po’, perché le ossa del piede di uomini-scimmia molto antichi, gli australopitechi, hanno dita molto lunghe e arcuate. Hanno un alluce che è simile al nostro pollice. Insomma, queste orme trovate in Africa, datate 3,6 milioni di anni, non combaciano per niente con quelle dell’ Australopithecus. Perché? Forse perché pensano che fosse I’unica creatura esistente all’epoca a camminare su due gambe ignorando le evidenze contrarie, l’Homo Sapiens c’era. Un altro caso estremamente interessante è uno scheletro, anche questo scoperto in Africa all’inizio del secolo, nel 1913, dal Dottor Hans Reck, dell’Università di Berlino, in Germania. Si trovava nell’area oggi chiamata Olduval Gorge. Trovò uno scheletro completo, di tipo umano moderno, fossilizzato in uno strato che era antico quasi due milioni di anni. Ciò è estremamente inusuale perché, secondo le credenze scientifiche moderne, non dovrebbero esserci stati esseri umani anatomicamente moderni come noi fino a circa 100.000 anni fa, o giù di lì.

Ci sono milioni di oggetti e manufatti incredibili, impronte, resti umani, tracce di antichissime civiltà che saltano fuori in ogni luogo del pianeta che ci raccontano una storia dell’umanità diversa, forse nascosta e non pubblicizzata che ci fanno capire che l’umanità, a cominciare dall’Homo Sapiens, ha una età molto più antica di quanto ci vogliono fare credere e con la prepotenza e l’arroganza ci impongono. Il più antico oggetto rinvenuto è una sfera metallica con 3 scanalature lungo l’equatore scoperta in Sud Africa insieme a molte altre simili che sono state datate 2,8 miliardi di anni, la Terra secondo alcune stime scientifiche avrebbe 5,3 miliardi di anni. Il più vecchio segno umano è una impronta rinvenuta a Antelope Spring, Utah, USA, nel 1968 che viene fatta risalire al periodo Cambriano, a circa 600 milioni di anni. Lo scheletro più antico fu scoperto in un bacino carbonifero presso la Contea di Macoupin, Illinois, nel 1862 e riportato sulla rivista The Geologist. Risale al periodo Carbonifero e potrebbe essere vecchio di circa 300 milioni di anni. Si direbbe che questi sono ritrovamenti straordinari, ma che succede? Se le cose non si inquadrano nel paradigma corrente tendono a non essere pubblicizzate e conservate, ed anche peggio…

Incredibile vero? Beh, quello che vi abbiamo raccontato non è tutto e per questioni di spazio e tempo di lettura per il momento ci fermiamo qui. Nel prossimo articolo vi racconteremo di altre straordinarie scoperte e di come agisce il “sistema” scientifico per tappare la bocca ad antropologi ed archeologi coraggiosi e sinceri che hanno la ventura di scoprire manufatti e resti umani non consoni al paradigma storico classico. Sembra di assistere ad un film già visto paragonandolo alle scoperte su Marte e Luna e rigorosamente nascoste o cancellate dal “sistema” scientifico, ma in modo molto più sporco e avvilente.

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