Homo Sapiens II – La storia sepolta dalla ipocrisia

Nell’articolo precedente sull’ Homo Sapiens (leggi qui) abbiamo tracciato una sequenza di ritrovamenti ignorati o “resi invisibili” dalla scienza classica. In questa seconda puntata sull’Homo Sapiens, gli esseri umani come noi, vi racconteremo di altre straordinarie scoperte e di come agisce il “sistema” scientifico per tappare la bocca ad antropologi geologi ed archeologi coraggiosi e sinceri che hanno la ventura di scoprire manufatti e resti umani non consoni al paradigma storico classico.

Homo Sapiens II - meccanismo di Antikythera
Homo Sapiens II – meccanismo di Antikythera

Isola di Manitoulin (lago Hurona, America Settentrionale), anni Cinquanta. Nel corso di una campagna di scavi condotta da Thomas E. Lee, del Museo Nazionale del Canada, vengono rinvenuti nei depositi glaciali di Sheguiandah degli “utensili sofisticati in pietra”. L’analisi del materiale, porterà il geologo John Sanford, della Wayne State University, ad ipotizzare per i reperti un’età compresa tra i 65 mila e i 125 mila anni. Una datazione straordinaria, tale, se confermata, da rimettere in discussione i principi dell’archeologia ufficiale! Secondo le teorie ufficiali, gli esseri umani Homo Sapiens sarebbero apparsi la prima volta nel Nord America, raggiungendo il continente dalla Siberia, soltanto 12 mila anni fa! In pratica, si tratterebbe di “ritoccare” le datazioni ufficiali di ben cento mila anni! Da notare che il sito fu analizzato anche da quattro esperti geologi. Per tre di loro i reperti risalivano all’ultimo periodo interglaciale e quindi potevano avere un’età compresa tra i 75 mila e i 125 mila anni. Nella dichiarazione congiunta tutti e quattro si accordarono per un’età minima di almeno 30 mila anni. Per sconfessare tale conclusione la scienza classica avanzò l’ipotesi di uno slittamento di fanghi, ritenuta però assolutamente poco credibile.

Un altro caso interessante è quello della geologa Virginia Steen-McIntyre che lavorava negli anni ’70 per il Geological Survey statunitense, insieme ad altri quattro geologi, al sito di Hueyatlaco in Messico. Furono lì rinvenuti degli utensili in pietra molto sofisticati costruiti certamente da esseri umani evoluti, Homo Sapiens. Il sito e gli oggetti furono datati a circa 300 mila anni fa. La presenza dell’uomo e di questi utensili 300 mila anni fa in Messico è ritenuta un’eresia dalla scienza classica, sono “impossibili”, non possono esistere. Ḗ un dato di fatto che manufatti in pietra di quel tipo non sono apparsi in Europa prima di 40 mila anni fa, ritrovarli in Messico e datarli 300 mila anni fa quando ancora l’uomo non avrebbe dovuto neppure esistere, significa retrodatare tutto di almeno 250 mila anni! Problema grosso. I ricercatori stilarono una esauriente relazione con allegate prove, ma nessuno volle pubblicare la scoperta e furono destituiti dall’incarico. Questi utensili finirono in qualche scantinato del locale museo ed essendo abbastanza recenti si possono ancora recuperare. Michael Cremo ed il dottor Richard L. Thompson, autori del bestseller “Archeologia proibita”, hanno cercato di ottenere il permesso di fotografare questi oggetti per inserirli nel loro libro. Per avere quelle foto dovevano impegnarsi a scrivere che quegli oggetti avevano massimo 25 mila anni e non i 300 mila anni, come riportato dagli scopritori. Non ottennero quelle foto.

Homo Sapiens II - vite preistorica nella roccia
Homo Sapiens II – vite preistorica nella roccia

Altrettanto è accaduto al ricercatore Henry Stopes della Geological Society d’Inghilterra che ebbe la ventura di trovare una conchiglia con scolpito un volto umano e quel tipo di lavorazione artistica in Europa, secondo la scienza ufficiale, risalirebbe al massimo a 40 mila anni fa. Quale è il problema? La conchiglia scolpita è stata ritrovata in una formazione di roccia rossa (Red Crag) in Inghilterra, una formazione rocciosa che risale al tardo Pleistocene, vale a dire 2 milioni di anni fa e l’Homo Sapiens a quell’epoca non doveva esistere. Un altro caso ancora è quello di un certo dottor Lee che trovò in una formazione glaciale presso una località chiamata Sheguiandah, sull’isola di Manitoulin nei Grandi Laghi in Canada, utensili in pietra vecchi di almeno 70 mila anni. Lee stava lavorando per il National Museum in Canada. Fu chiamato un geologo per esaminare il sito che confermò l’età di 70 mila anni. Ebbene, la sua relazione non fu mai pubblicata e fu licenziato, il che sconvolse la sua vita ed il suo lavoro perché non fu in grado di trovarne un altro per molti anni. Tutti gli utensili in pietra che aveva ritrovato, furono presi e immagazzinati dal museo, in qualche posto al di fuori del suo controllo, in pratica li nascosero! Erano troppo “scomodi” per il paradigma storico.

Cosa succede esattamente? Secondo Michael Cremo nella sua “Archeologia proibita”, naturalmente c’è di mezzo molto denaro e c’è di mezzo una ristretta “casta” scientifica molto potente che controlla impieghi, pubblicazioni e fondi per la ricerca. Se si vuole diventare professore all’università occorrono raccomandazioni, se vuoi pubblicare articoli e ricerche sulle riviste scientifiche devi passare da un “filtro anonimo” che legge e poi decide se e cosa puoi pubblicare, se vuoi ottenere dei fondi per le ricerche devi rientrare in certi “paradigmi”, e se vuoi andare avanti ti “devi adattare”. Tutto è controllato e “filtrato”, per il pubblico passano solo informazioni che “loro” vogliono fare conoscere, magari ridotte o “aggiustate”. Ci sono centinaia di migliaia di “Oopart” non classificati o neppure giustificati e spiegati perché la loro esistenza è ritenuta impossibile per la loro datazione, ci sono artefatti e resti umani non catalogati e nemmeno archiviati, forse “riseppelliti” o distrutti, come è successo a molti scheletri giganti negli USA ad opera di una nota società archeologica con museo (denunciati per questo alcuni anni fa). Ma sono sempre più numerosi gli scienziati che si rendono conto della necessità di riaprire la discussione sulle tante incongruità e sulle contraddizioni esistenti. L’atteggiamento scelto ancora oggi dalla scienza ufficiale è immutato: i dati “scomodi” si ignorano o si arriva alla soppressione delle prove. Quando si parla di soppressione delle prove, non si riferisce certo all’azione di un gruppo di “scienziati cospiratori” ma, come si è detto, più semplicemente ad un “normale procedimento sociale di filtraggio della conoscenza” (per loro). Ma da quello che si è scoperto e da quello che viene fuori continuamente in ogni parte del pianeta l’Homo Sapiens, la nostra specie, noi stessi, non è apparso ed evoluto meno di 100 mila anni fa, ma era già presente ed evoluto anche milioni di anni fa. Ma cambiare la storia non si può, o meglio, non si vuole.

 

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