Annullato taglio dei vitalizi agli ex parlamentari

La casta non molla l’osso dei loro ingiustificati privilegi: la Commissione Contenziosa del Senato ha annullato il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. La Commissione Contenziosa del Senato, con 3 voti a favore e 2 contrari, ha annullato la delibera dell’Ufficio di Presidenza dell’ottobre 2018 che aveva deciso il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari, lo ha annunciato trionfalmente all’Ansa Maurizio Paniz, ex deputato e avvocato, che ha difeso la maggior parte degli ex senatori che hanno presentato ricorso. Paniz ritiene che è un trionfo della giustizia e giudica inammissibile il “taglio” di un “diritto acquisito”.

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Già, diritto acquisito in base a leggi e regolamenti obsoleti ed a favore della casta, di quel gruppo di ex parlamentari che attualmente percepiscono una pensione d’oro solo perché hanno avuto il privilegio di sedere sugli scranni del Senato e della Camera, gente che magari non ha mai fatto un vero lavoro, gente che magari non ha neanche concluso una legislatura, gente che ha un lavoro profumatamente pagato (avvocato, ingegnere, imprenditore) e che si becca una pensione stratosferica in base al calcolo retributivo e non contributivo. Già, perché come oramai tutti sanno, la retribuzione di un parlamentare italiano è a 4 zeri. Un parlamentare tra indennità, diaria, rimborso trasporti e telefono, spese di mandato (manca solo il rimborso carta igienica), percepisce mensilmente 14.635 euro se senatore, 13.970 euro se deputato. Più tutta una serie di benefit che il comune cittadino neanche si sogna. Un recente studio inglese ha stabilito che il costo dei parlamentari in Italia è il più alto d’Europa, il doppio di quello inglese, per fare un esempio. I parlamentari italiani durante il loro mandato guadagnano mediamente 205.000 euro l’anno.

Ma perché dare una pensione agli ex parlamentari? Ne avrebbero diritto? Se tutto va bene “lavorano” 5 anni (una legislatura), altri 10 o 15 anni (i soliti noti che permangono in Parlamento più di una legislatura, magari col giochetto del cambio colore), con i contributi versati, qualora fossero normali cittadini, l’Inps non darebbe loro una pensione e comunque non una pensione di quella portata. Per avere la pensione di anzianità (o vecchiaia) bisogna avere maturato almeno 20 anni di contribuzione e 67 anni di età. E poi sappiamo tutti l’importo medio che percepisce un pensionato italiano dopo avere lavorato una vita intera e magari con uno stipendio medio, ben lontano da quanto percepiscono gli ex parlamentari. Iniquo? Riteniamo di sì. M5S ha fortemente voluto questo taglio alle pensioni d’oro degli ex parlamentari e, appoggiato anche dalla Lega, finalmente nell’ottobre 2018 era riuscito nel suo intento ottenendo un “risparmio” di ben 280 milioni di euro a legislatura che invece di finire nelle tasche di pochi privilegiati potranno essere usati a favore degli italiani per altri scopi. Nel luglio 2019 un ex parlamentare aveva fatto ricorso alla Cassazione per il taglio del proprio vitalizio del 44,41%, la Cassazione aveva rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile.

A quanto sembra, da quanto detto da Paniz, il taglio dei vitalizi riduceva di “ben” l’8% gli importi. E adesso? Tutti i partiti principali hanno dichiarato che non accettano l’annullamento del taglio ai vitalizi degli ex parlamentari e che ricorreranno contro questa inaspettata e clamorosa decisione. Ma, qualora fosse definitivo l’annullamento, cosa succederebbe? Ci sarebbe il ripristino dei vitalizi e ben 700 ex senatori e oltre 1000 ex deputati potranno richiedere gli arretrati dei vitalizi tagliati negli ultimi 18 mesi. Ma cosa è la Commissione Contenziosa del Senato e da chi è formata? La Commissione Contenziosa è un organo giurisdizionale che ha il compito di decidere “sui ricorsi presentati dai dipendenti del Senato, in servizio o in quiescenza, contro gli atti e i provvedimenti dell’Amministrazione, nonché sui ricorsi contro le procedure di reclutamento del personale”. La Commissione è composta da 5 membri: il presidente, Giacomo Caliendo (magistrato e senatore di Forza Italia), i senatori Simone Pillon (LEGA) e Alessandra Riccardi (ex M5S ed ora Lega), e due componenti tecnici non parlamentari nominati dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia), scelti in un contesto “laico“.

Le reazioni alla decisione di ripristinare i “privilegi” agli ex parlamentari non si è fatta attendere ed ha suscitato molta indignazione nel modo politico. Vito Crimi (reggente del M5S) ha affermato: “La Commissione Contenziosa del Senato ha appena annullato la delibera sul taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. Ci provavano da mesi: lo hanno fatto di notte, di nascosto. È uno schiaffo a un Paese che soffre. La casta si tiene il malloppo, ma noi non molleremo mai per ripristinare lo stato di diritto e il principio di uguaglianza. Chi dobbiamo ringraziare per questa operazione, la presidenza del Senato?”.  Ma anche la Lega ed il PD, oltre a M5S, si sono dichiarati fortemente contrari a questa decisione della Commissione ed hanno dichiarato che si adopereranno per cambiarla. Giorgia Meloni (FDI) non perde l’occasione per scagliarsi contro il PD ed a Mattino5 ha dichiarato: “Sono il Pd e la sinistra a difendere il ritorno dei vitalizi per gli ex parlamentari deciso dalla Commissione Contenziosa del Senato. Quando io presentai una proposta di legge contro le pensioni d’oro il primo a fare muso fu il PD. La sinistra, vicina ai più deboli? No, non è vero. Hanno la maggioranza con M5S”. Gaffe mostruosa in quanto il PD non era rappresentato in commissione e poche ore prima il Nazareno aveva già apertamente dichiarato il suo completo dissenso. Poi ancora: “Nella Commissione c’era un presidente a favore dei vitalizi, due della Lega contrari, e due esperti esterni a favore. Chi ha nominato i due esperti? Anche questa scelta ha contato”. Evidente non sa che il Presidente della Commissione è di Forza Italia e che i due esperti sono nominati dal Presidente del Senato, in questo caso Maria Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia, sua alleata.

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